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Vita da mistress: la sfida di due schiavi sottomessi


21 aprile 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


Vita da mistress la sfida di due schiavi sottomessi

Il breve ma intenso racconto di Lara, autrice di testi erotici: dal racconto traspare il dominio femminile, il potere erotico-psicologico di una Mistress nei riguardi dei suoi sottoposti, ridotti a schiavi. Una narrazione avvolgente.

«Passami a prendere in stazione alle 18.30, voglio il cartello con il nome, come quelli che si vedono nei film, e sii presentabile.»

Questo il messaggio che avevo mandato mentre tornavo dal mio viaggio di lavoro. Che avrei dovuto fare dei tagli al personale lo sapevo prima che il grande capo me lo dicesse, ma che potessi volgere la situazione a mio favore, quello mi era venuto in mente quando i miei due poveri sottoposti avevano cominciato a mandarmi messaggi preoccupati.

Entrambi sulla trentina, entrambi casa e lavoro, entrambi pendevano dalle mie labbra aspettando il loro destino. Era troppo tempo che non mi dilettavo con un sottomesso, da quando avevo preferito la carriera ai miei peccaminosi hobby avevo messo via tutta la mia attrezzatura da Mistress dedicandomi solo alla mia scalata verso il vertice.

Scalata che era arrivata quasi al top visto che a trentacinque anni ero responsabile della filiale della mia città, ma adesso l’occasione mi faceva troppo gola.

Avrei avuto due ragazzi disperati e pronti a tutto pur di mantenere il loro posto di lavoro a discapito dell’altro, sarei stata una sciocca se non avessi volto la situazione a mio favore. Infatti il messaggio lo avevo mandato ad entrambi e non vedevo l’ora di scoprire le loro reazioni.

Il treno rallentò ed io già li vidi tutti e due, imbarazzati sulla linea gialla aspettando di intercettare la porta dalla quale sarei uscita. Erano buffi perché entrambi erano concentrati a cercare me e non si erano nemmeno visti tra di loro. Scesi dal treno esattamente al centro dei due e una volta vista, uno mi raggiungeva da destra e l’altro da sinistra.
Guardai prima uno e poi l’altro, belli, muscolosi e decisamente virili, variavano solo per il colore dei capelli, altrimenti per altezza e prestanza fisica potevano sembrare gemelli.

Li vidi impallidire alla vista dell’altro quando volsero lo sguardo oltre la mia regale figura ed io sorrisi soddisfatta.
Con ancora in mano il trolley e in mezzo alle persone che andavano e venivano dal binario cominciai ad elencare loro la mia proposta come se li stessi salutando dopo una lunghissima vacanza al mare.

«Devo licenziare uno di voi due.»

cominciai secca indicando prima il moro e poi il biondo.

«Se per caso uno di voi volesse facilitarmi il compito può andarsene adesso e lasciare all’altro il posto.»

Li guardai entrambi nei loro occhi decisi e di sfida l’uno contro l’altro, sapevo bene che nessuno dei due avrebbe mollato, se non altro per i messaggi pietosi che mi erano arrivati durante il mio soggiorno.

«Bene. Vedo che nessuno dei due vuole lasciare all’altro la vittoria a tavolino e me ne compiaccio, ma vediamo se alla fine del mio discorso sarete ancora decisi a rimanere.»

Interessati ascoltavano ed io procedevo lenta per tenerli ancora sulle spine.

«Siete due ragazzi giovani e preparati, non posso valutarvi né per il vostro lavoro, né per chi dei due preferirei vedere ogni mattina.»

Ancora più increduli e curiosi ascoltavano il mio responso.

«Ho deciso quindi che licenzierò il primo di voi due che cederà ai miei metodi, ed intendo che se non ve ne andate in questo momento sarete i miei giocattoli, farò di voi tutto quello che voglio, senza alcun limite che non sia quello della mia volontà.»

Marco, il moro, prese allora la parola anche se titubante:

«Intende dire che saremo suoi schiavi?»

Allungai la mano verso il suo volto e solleticando con l’unghia smaltata la giugulare come se potessi tagliarla con quella risposi:

«Schiavi, sottomessi, nullità, non mi importa come vogliate definirvi, per me siete solo giocattolini.»

Guardai subito ed improvvisamente l’altro ragazzo al suo opposto per vedere la sua reazione e lo scoprii intimorito ed anche un po’ eccitato, per quello che si poteva vedere attraverso i suoi pantaloni stretti.

«Bene, se nessuno dei due vuole andarsene ora, vi ho portato un souvenir.»

Tirai fuori dalla borsa le due magliette bianche che avevo comprato e decorato nel viaggio in treno per passare il tempo, entrambe citavano la frase “sono un essere stupido ed inutile” e c’ero andata anche piuttosto leggera per come ero fatta.

Le porsi loro che titubanti si guardarono come se aspettassero che l’altro se ne andasse per non dover subire tutto quello che la mia mente malata aveva congegnato. Come avevo previsto nessuno fece un passo indietro ed afferrarono le magliette come segno di accettazione del mio patto.

«Forse non sono stata abbastanza chiara.- dissi interrompendo il loro sguardo di sfida – Dovete metterle adesso.»

Mi guardarono per un attimo, ma poi le loro mani erano già sui bottoni della camicia slacciandone uno per uno in sincrono con l’altro. Guardavo i loro corpi denudarsi e pensavo a quanto sarebbe stato bello marchiarli ed usarli per il mio piacere. L’eccitazione del pensiero mi arrivò in ogni punto, fremevo per ogni cosa che avrei messo in atto e sì, mi stavo anche bagnando solo all’idea che tra poco sarebbero stati in lotta per potermi anche solo assaggiare.

Dissimulai il mio piacere con un sorriso e con lo sguardo che dal loro petto nudo si era spostato sui pacchi che adesso erano visibilmente eccitati.

Sì, mi sarei di certo divertita a portarli dove la loro mente non avrebbe mai immaginato.


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