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Vita da Mistress: la sfida di due schiavi sottomessi – 6° Parte


2 luglio 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


vita da mistress - 6 parte

Ed eccoci al capitolo finale della nostra sadica Mistress, che ci regala ancora una volta un vortice di passioni sfrenate, eroticamente intense e voluttuose.

Capitolo finale

Era ormai qualche ora che i due ragazzi stavano alle mie direttive eppure, a parte qualche cenno di timore, non avevo visto molto altro. Mi stavo divertendo, mi sarei divertita ancora, ma mi rendevo conto anche che mano a mano che le mie umiliazioni procedevano, loro si adattavano.

Ero salita a slegare Marco e a servire ai due la cena, e dopo una compiacenza iniziale data dalla perdurata costrizione di quest’ultimo e la sua difficoltà nello stare in posizione stabile, avevano entrambi mangiato la mia deliziosa cena esattamente come volevo, con la sola bocca, sporcandosi completamente la faccia di sugo. Persino i bisogni erano stati fatti sulla traversa messa nell’angolo come si faceva per i cuccioli di cane. Avevano urinato senza nessun timore nè problema davanti agli occhi dell’altro senza vergognarsene affatto.

Tutto il brivido, il potere, l’eccitazione data dalla loro pudicizia andava svanendo, era bello vedere quei due uomini assoggettati, ma mano a mano tutto stava svanendo e stava diventando impellente un cambio di direzione.

L’umiliazione non mi bastava più, volevo vederli soffrire e godere, volevo consumarli prima di buttarli via come giocattoli usati.

«Mangiate come dei cani, pisciate come dei cani, ma vi manca qualcosa per essere considerati tali.»

dissi tirando fuori dal cassettone due plug con attaccate delle codine. Gliele sventolai davanti per fargliele vedere per bene, anche se so che dovevano aver capito al volo l’uso che potevo farne. Vidi timore nei loro occhi, lo stesso che proporzionalmente stava ricominciando a crescere dentro di me sotto forma di lussuria.

La mia lussuria

la mia lussuria

Mi avvicinai ai loro culetti e già sapevo che inserire loro le codine sarebbe stato solo un piccolo palliativo. Feci scendere un po’ di lubrificante sulle dita coperte dai guanti, lo sfregai tra il pollice, il medio e l’indice prima di avvicinarmi al primo piccolo buco vergine. Accarezzai i bordi spingendomi leggermente all’interno.

Inserivo il dito a fondo mentre con l’altra mano distribuivo carezze per cercare di rassicurarlo. Appena sentii che si stava ambientando lo tolsi per rimpiazzarlo con il plug della codina. La lenta stimolazione aveva fatto crescere il suo coso fino a farlo svettare quasi come se avesse pensiero proprio, quasi che si vergognasse di essere eccitato per un simile abuso.

Ma per l’altro la cosa fu ancora più patetica perché bastò solo l’idea di ciò che avrei fatto anche al suo buchino ad eccitarlo irrimediabilmente.

Cagnette bastarde pronte al mio atto finale.

Atto che sarebbe cominciato proprio con l’oggetto che tanto aveva loro incuriosito. Presi la pompetta e la preparai per essere usata su uno dei due. Mi ci vollero due secondi per architettare tutto il piano nella mia mente, l’insieme di azioni che avrebbe portato finalmente alla mia soddisfazione e alla loro ulteriore umiliazione.

Mi diressi verso Marco, quello tra i due che aveva il pisellino più a riposo e davanti alla sua confusione afferrai la sua asta e la imprigionai dentro il cilindro trasparente.

«Adesso vi faccio vedere come funziona.»

Lo feci aderire ben bene alla pelle prima di cominciare a creare il vuoto dentro di esso che avrebbe teso il piccolo membro. Premevo la pompetta e il vuoto faceva allungare il sesso di Marco a riempire quasi tutto lo spazio, aprivo la valvola e tutta la pressione lo riportava al suo posto. Continuai così, avevo intenzione di farlo finchè il vuoto non avrebbe fatto uscire l’ultima goccia di piacere contenuta nelle sue palle.

La cosa che più mi sorprese fu vedere Luca, vederlo muovere i suoi occhi, i suoi battiti, il suo respiro allo stesso ritmo con cui io torturavo l’amico. Anche il suo membro pulsava, si muoveva, si eccitava, eppure a lui non sarebbe toccata la stessa sorte, non adesso che avevo visto quanto lo stesse desiderando.

Aspettai che tutto il liquido seminale uscisse dal pisellino di Marco prima di togliere definitivamente la pompetta e passare al prossimo gioco e alla prossima “cagnetta”.

Volevo godere

volevo godere

L’idea chiara che mi ero portata per la serata è che avevo voglia di godere, ma avevo voglia di farlo davvero.

No, nessuno dei due arnesi delle cagnette era degno di darmi il piacere che volevo, non perché i loro membri non fossero appetitosi, ma per il semplice fatto che la scena doveva essere solo mia. Amavo sentire nel silenzio della stanza i miei soli gemiti riecheggiare, senza che fossero contaminati da quelli di un qualsiasi essere inferiore chiamato uomo.

Potevo concepire solo mugolii di dolore, ma non sarebbero stati neanche quelli a rovinare la mia idea di piacere. Presi dalla mia fornitissima collezione di giocattoli la maschera con il fallo incorporato; no, non quella gonfiabile che sottraeva voce e respiro all’interno della bocca dello schiavazzo, ma quella che chiudeva completamente la bocca facendo uscire da essa un meraviglioso fallo di silicone pronto a darmi piacere, una specie di strap-on orale, uno strap-on ben più eccitante nel concetto che nella pratica.

Quando lo allacciai dietro la testa di Luca lui sembrava quasi esserne contento, avrebbe capito poi quanto terribile sarebbe stata la mia idea.

Voglia, voglia di loro, voglia di divertirmi finalmente appieno.

Luca steso sul letto con il fallo dritto pronto ad essere cavalcato da me, ora mancava solo Marco da sistemare, avevo dei piani speciali per la sua lingua, ma non certo senza sofferenze aggiuntive. Recuperai delle bacchette cinesi e degli elastici e posizionai la sua calda lingua tra le due fissandole ai lati con degli elastici che feci scorrere fino agli angoli della bocca.

I due bastoncini impedivano alla lingua di potersi ritrarre causando già da subito una eccessiva salivazione che cominciava ad uscire dai lati.

«Ecco le mie cagnette pronte a dare piacere alla propria Padrona. Vediamo quanto siete brave, vediamo quanto riuscite a farmi godere davvero, voglio vedere il vostro massimo impegno perché sarà alla fine del mio orgasmo che deciderò chi dei due terrà il posto di lavoro.»

I miei schiavi sottomessi

I miei schiavi sottomessi

Come se risvegliati da una improvvisa motivazione, i due esseri cominciarono ad impegnarsi per mettere in atto la mia perversa idea. Luca cercava di tenere una posizione stabile mentre io cavalcavo il fallo sul suo volto, e Marco, con la lingua già sofferente, tentava di leccare il mio piccolo buchino tra le natiche.

Lo scenario era eccitante da qualsiasi lato lo si volesse guardare. Entrambi con le loro facce ad un passo dalla mia voglia, entrambi potevano assaggiare ma non gustare quello che gli stavo offrendo, il profumo della mia perversione era a pochi centimetri da loro, eppure non potevano far altro che annusarlo, non potevano far altro che bramare quel piatto così delizioso che avevano davanti agli occhi ma non poterlo mangiare.

Il mio piacere cresceva anche sotto quei deliziosi colpetti di lingua che Marco stava dando al mio buchino, leccava e roteava con la sua piccola linguetta dandomi un estremo piacere e non lasciandosi per nulla fermare dalle bacchette che gli limitavano i movimenti.

Il climax cresceva e lo sentivo anche dal rumore che faceva il fallo ad ogni affondo, ero bagnata, ero fradicia e tutto ciò stava scendendo tra le mie gambe a sporcare il volto sotto di esse.

Godevo tra le lenzuola, godevo urlando senza ritegno il mio piacere tra i cuscini, godevo nel guardarli attraverso lo specchio dedicarsi con tutte le loro energie a me. Sentivo la situazione salire ed il piacere arrivare al punto di svolta, e quando vidi che i loro corpi, uno sull’altro, si stavano strusciando cercando di trarre quel poco piacere concesso nella totalità dell’atto, venni su di loro che si dovettero fermare all’evidenza del mio successo.

La doccia… bollente

la doccia bollente

Andai in bagno a lavarmi e permisi anche a loro di farlo, li feci entrare tutti e due nella grande doccia, li posizionai in ginocchio ed aspettai che l’acqua fosse alla temperatura giusta per lavarli e porre fine alla loro avventura. Il rumore dell’acqua che fluiva però accese in me un impellente bisogno con cui non avevo fatto i conti.

L’idea di aggiungere quella piccola perversione prima di chiudere il cerchio si palesò in me e l’attimo dopo fu realtà. Il bello di avere una doccia grande, una doccia dove, sebbene raggomitolati, i due mezzi uomini potevano anche stare stesi, pronti a ricevere il mio bisogno.

Mi misi a cavalcioni su entrambi, allargai per bene con le dita il mio sesso e sopra ai loro visi contratti e pronti all’inevitabile, scaricai senza remore il mio liquido dorato.

Guardai i loro corpi provati da quell’ulteriore prova e quando mi scostai diressi il getto della doccia a sostituirmi. Non diedi loro il tempo di pulirsi realmente, volevo solo bagnarli, volevo solo togliere il grosso e lasciare ancora le tracce di me sui loro corpi. Diedi loro il tempo di rivestirsi e sistemarsi pronti a sapere il mio responso.

Erano esattamente come erano arrivati eppure tutti e tre sapevamo che non era così.

«Bene, immagino che vogliate sapere se le vostre torture sono servite a qualcosa»,

dissi guardandoli con un tono di sufficienza.

«Ho deciso che tra i due quello di cui non posso fare a meno in ufficio è…»,

sospesi la frase per guardare i loro occhi.

«Marco.»

Stranamente il sorriso nel volto di Marco fu condiviso dal suo collega ed io non potei fare a meno di chiedergli perché. Luca mi sorprese, lì, davanti al suo ormai ex collega, si mise in ginocchio ed abbassò la testa di fronte a me.

«Miss, sorridevo perché per me sarebbe stato imbarazzante vederla in ufficio ogni giorno a fronte di quello che le vorrei chiedere. Queste poche ore in sua compagnia sono state per me una rivelazione, non avrei mai immaginato di poter avere tutto questo e… mi farebbe molto felice se prendesse in considerazione di avermi ancora tra i piedi e farmi provare tutto quello che la sua perversa mente possa pensare.»

Sorrisi e chiusi la porta in faccia ai due ragazzi, avevo preso in considerazione la richiesta di Luca, ma avrebbe dovuto aspettare per sapere la mia decisione. Adesso volevo solo assaporare il gusto di un piacere che ancora aleggiava tra le pareti della mia casa e dentro di me.


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