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Vita da Mistress: la sfida di due schiavi sottomessi – 5° Parte


30 maggio 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


Vita da Mistress - 5 parte

Sempre più malettamente autoritaria, la nostra Mistress non mostra alcuna remora nel sottomettere i suoi due schiavi e nel concentrarsi, egoisticamente, al suo solo obiettivo: raggiungere l’orgasmo. Però…

Dispetto a cena

Non avevo certo finito con loro due, anzi, ero in procinto di divertirmi con Luca mentre Marco solo soletto nella sua stanza avrebbe potuto sentirne i rumori e godersi la fine del suo orgasmo svanire mentre il mio stava per cominciare.
Ma un passo alla volta, la fretta non era mai stata mia amica.

Arrivai in cucina e tirai fuori qualcosa dal frigo, giusto per cibarmi, giusto per il mio piano. Riempii il piatto con una insalatina veloce e delle fette di prosciutto, mentre Luca mi guardava con gli occhi affamati. Era già un po’ che stavamo giocando e non avevo concesso loro ancora né di cibarsi né di sistemarsi, magari facendo i loro bisogni. Ma avrei presto rimediato. Mi misi seduta davanti al mio piatto e guardai Luca a pochi metri da me fermo ed intimidito.

«Hai fame?»

chiesi pur sapendo la risposta. I brontolii del suo stomaco si erano palesati rumoreggiando nel silenzio appena avevo sistemato la cena in tavola.

«Sì Miss.»

rispose piagnucolante dall’angolo della cucina dove lo avevo lasciato. Non potevo farci nulla, i suoi piagnucolii come quelli del suo collega erano fonte di tremenda eccitazione per me, mi entravano nelle orecchie collegandosi con i miei punti più sensibili richiamandoli all’ordine. Capezzoli tesi e intimità pulsante erano gli effetti più evidenti.

«Vieni qui scodinzolando come un cagnolino e forse ti do qualcosa da mangiare.»

dissi decisa e maliziosa. Ci pensò qualche secondo, lo vidi titubare, poi si piegò a quattro zampe, alzò il suo sederino tondo ed ondeggiando cominciò ad avvicinarsi a me. Il suo membro ancora fuori come lo avevo lasciato si muoveva ritto a destra e sinistra quasi fosse lui la sua coda. Era decisamente un bel vedere e nell’umiliazione di fare tutto quello che volevo, lo era ancora di più.

Camminò fino al mio fianco, finchè non si sedette ai piedi della sedia e mi guardò con i suoi occhi supplichevoli. Potevo già cedere per così poco? Decisamente no.

«Un cane non smette di scodinzolare, e quando ha fame non si comporta così. Fammi vedere che sei un vero cane se vuoi che io ti ricompensi dandoti qualcosa»

Capì questa volta che per esaudire il mio desiderio si sarebbe dovuto impegnare, e ricominciò ad ondeggiare muovendo il suo membro a destra e sinistra, mentre questa volta la sua bocca aperta mostrava la sua lingua muoversi al di fuori insieme al suo fiato affannoso.

Le mani si erano ritratte sul petto, piegate in giù come delle piccole zampette e muovevano le dita insieme al ritmo dei suoi affanni. Dovevo dire che questa volta ero soddisfatta. Presi una fetta di prosciutto e la tesi sopra la sua testa.

La alzò cercando di arrivarci ed io piano piano la rendevo più raggiungibile avvicinandola alla portata dei suoi denti. Stava decisamente faticando per mangiare quel piccolo premio ma avere anche quello tra le mie mani mi eccitava ancora di più. Non potevo resistere oltre e gli strappai il misero cibo senza neanche farlo arrivare a metà.

«Se vuoi il resto dovrai soddisfarmi.»

dissi, e senza dargli tempo di pensare gli afferrai i capelli e lo tirai sotto al tavolo spingendo direttamente il suo muso sul lago che avevo tra le cosce. Provò ad allungare le mani ma io lo ammonii subito minacciandolo di legarle di nuovo.

Fece qualche movimento solleticando con il naso la mia intimità, poi tirò fuori la lingua e la passò morbida a raccogliere ogni traccia della mia eccitazione che si era palesata.

Quest’ultima si muoveva calda alternandosi a dolci risucchi delle sue labbra. Beveva e si nutriva del mio succo, quasi a volerlo sostituire alla sua cena. La sua bocca baciava intensamente le mie labbra punzecchiandole nel frattempo con l’unico strumento che poteva usare.

Il mio piacere stava salendo ed era quasi pronto ad esplodergli nel volto. Percorreva tutta la fessura provando a penetrarmi con il solo uso di quella maledetta lingua che cercava di esplorare e godere più possibile della mia concessione.

Afferrai all’istante i suoi capelli tirandoli e riportando la sua bocca nell’unico posto dove doveva stare. Picchiettò e leccò il clitoride capendo che l’unico modo per avere il mio orgasmo e la sua pace era dettare un ritmo tale da fare crescere il mio piacere fino all’apice.

Mi spinsi ancora più verso di lui, scivolando dalla sedia verso il suo volto ormai sbrodolato dei miei umori e della sua stessa saliva. Quando arrivò il culmine, esplosi con grida forti per liberare tutta l’adrenalina che avevo in corpo oltre che il mio orgasmo sulla bocca di Luca.

Marco doveva sentirmi, ed ero sicura che in quella posizione costrittiva si stesse eccitando un’altra volta solo al pensiero delle nostre azioni. Mi ripresi respirando piano e tornando alla mia cena.

«E brava cagnetta, allora ci sai fare con la tua linguetta rasposa.»

Lui arrossì ed il suo membro svettò come se avesse vita propria davanti ai miei occhi. Gettai la fetta di prosciutto a terra davanti ai suoi piedi e aspettai la mangiasse. Ancora qualche secondo di remore e poi fece quello che volevo, chinò la sua bocca fino a terra ed aiutandosi con la lingua cominciò a mangiare il suo antipasto.

Cominciai a stuzzicarlo

Aveva fatto tutto quello che mi era passato per la testa senza se e senza ma e meritava un piccolo premio, visto che a minuti sarei salita a slegare Marco, era ora che anche lui avesse la sua piccola soddisfazione.

Allungai i miei piedini scalzi verso il suo corpo, accarezzai con la pianta le sue cosce e poi diretta verso la lunga asta bagnata. Li misi uno di fronte all’altro incastrando il suo membro tra di essi, prima di muovermi e regalargli quel piacere.

Non penso fosse feticista, ma aveva capito che quello era il suo momento e doveva goderne così o arrendersi a mantenere ancora la sua astinenza. Guardavo i suoi occhi contrarsi, le smorfie nel suo volto concentrarsi nel trovare appiglio per lo sfogo dei suoi sensi, mentre i miei piedini facevano il loro peccaminoso lavoro percorrendo la sua lunghezza e sporcandosi della sua voglia preannunciata.

«Dai, fammi vedere quanto sei cagna.»

lo apostrofai con disprezzo e il suo cuore, lo vidi, fece un balzo spingendo ansimi ad uscire dalle sue labbra.

Serrai ancora di più il suo membro nei movimenti ed esso si contrasse su di essi riversando a terra tutto il suo seme. Mi alzai lasciandolo lì davanti al suo lurido piacere che ancora fuoriusciva dal suo sesso.

«Pulisci tutta quella schifezza.»

ordinai prima di voltarmi e buttare la pasta nell’acqua bollente. Scolai dopo qualche minuto quella che sarebbe stata la loro cena e la condii con della salsa di pomodoro. Mi voltai e vidi che, come avevo intimato, ogni traccia del suo piacere era sparita dal pavimento.

«Forse dopo tutto quello che hai mangiato non hai più fame, ma il tuo amichetto forse sì, quindi muoviti, andiamo.»

Presi le mangiatoie dove avrei servito loro la cena e mi incamminai al piano di sopra con Luca ancora gattonante al mio seguito.

Ero pronta a gustare la loro cena e la loro fine.


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