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Vita da Mistress: la sfida di due schiavi sottomessi – 4° Parte


9 maggio 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


Vita da Mistress la sfida di due schiavi sottomessi 4 Parte

4° Capitolo della Saga “Vita da Mistress”. Cosa avrà riservato la nostra sadica Mistress ai suoi poveri schiavi sottomessi? Non vi resta che scoprirlo leggendo il prosieguo del racconto.

Adesso che li avevo entrambi esposti ai miei occhi mi frapposi tra i due, mi misi piegata sulle ginocchia per arrivare alla loro bassezza, poi in sincronia feci scivolare gli indici sulle loro lunghezze.

La pelle faceva attrito sui guanti e le loro asticelle, smaniose di attenzioni, svettavano cercando di conquistarla. Sorrisi e mi staccai da loro, poveri illusi, era tutt’altro il mio piano.

Presi la poltrona e la posizionai a distanza dai due ragazzi ma sempre in bella vista. Mi sedetti e spalancai le gambe lasciando che la stoffa degli slip coprisse solo l’essenziale lasciando intravedere parte della mia intimità.

Uno sguardo ai due uomini, interessati al mio daffare, e la mia mano scivolò evidenziando quel lembo di pizzo nero.
Le mie dita lo percorrevano su e giù bagnando dei miei umori gli slip. I loro sguardi seguivano incantati i miei movimenti ed era proprio quello che volevo.

Infilai un dito nella stoffa e la tirai leggermente come a toglierla per poi rimetterla al suo posto. Con l’altra mano che assaliva il mio sesso da sopra insinuandosi piena a cercare il suo protagonismo. Potevo vedere il ritmo del loro cuore attraverso le pulsazioni dei loro membri.

Tum.
Tum.
Tum.

Dopo averli cotti per un po’, sfilai finalmente il pizzo ma lentamente affinchè risultasse estenuante, slacciai uno ad uno i laccetti del reggicalze per poi riattaccarli dopo aver fatto passare gli slip.

Solo quando essi furono a terra, riaprii la serranda delle mie gambe mostrando loro il mio frutto proibito, facendolo assaggiare con gli occhi e sapendo che non avrebbero potuto toccarlo in nessun modo.

Divaricai indice e medio dividendo così anche le mie labbra e con due dita dell’altra mano strisciavo su tutta la fessura sporcando i guanti neri del mio nettare.

Movimenti lenti e ipnotici. Godevo, ma non godevo tanto per il mio masturbarmi quanto per la loro impotenza, per i loro fremiti, per la loro voglia pulsante. Scivolai ancora e, giocando con la mia fessura, insinuai le dita facendole sparire dentro di me.

Le facevo entrare velocemente e poi lentamente le estraevo mostrandone i filamenti perlacei. Continuai così per un po’, continuai così finchè non li vidi al limite. Stavano accusando i colpi, la posizione costrittiva, l’eccitazione crescente, era il momento di agire.

«Vorreste sfogarvi vero?»

«Si Miss.» risposero in differita di pochi secondi.

«Bene.»

mostrai a loro il mio ghigno sadico che anticipava l’idea nella mia mente.

«Il primo di voi che supplicherà di poter venire verrà accontentato ma rimarrà legato in questa posizione finchè non mi stancherò, l’altro non potrà essere soddisfatto, ma sarà liberato. A voi la scelta.»

Seguirono attimi di silenzio, la scelta non era ovvia come sembrava, poi però uno dei due parlò. Marco parlò.

«La supplico Miss, lasci che il mio cosino abbia soddisfazione.»

Sulle suppliche ci avremmo lavorato, ma per adesso mi importava solo di divertirmi. Liberai per primo il ragazzo con le polsiere, lo feci lentamente, non per l’attesa ma perché ogni gioco doveva essere fatto in sicurezza e il sangue doveva defluire piano.

Sempre in ginocchio ma libero da impedimenti Luca rimaneva fermo ed insoddisfatto, mentre io mi apprestavo a giocare con il membro del suo collega.

Lo presi in mano senza pensarci troppo, con noncuranza, era solo un gioco, un qualcosa che andava fatto. La mia mano ancora sporca dei miei liquidi scorreva sull’asta in cerca dei suoi, stringevo tra le dita come a voler far salire il suo piacere fino alla punta.

Mentre giocavo, gli occhi che stavo guardando erano quelli di Luca, chissà cosa stava pensando, chissà se si stava mangiando i gomiti per non aver parlato o forse si stava semplicemente beando della sua situazione sperando che la sua eccitazione sarebbe stata rimandata di poco.

Il membro di Marco pulsava tra le mie dita e il suo piacere veniva nascosto dalle sue labbra serrate. Pochi minuti, forse per la mia bravura, forse per il limite vicino o forse per paura di perdere l’occasione di godere, ma Marco rilasciò tutto il suo piacere sulla mia mano.

I liquidi ben chiari sulla pelle nera vennero subito portati alla sua bocca.

«Pulite.» dissi secca. «Tu la mano e tu» dissi a Luca «Tu pulisci il suo coso. Ora!»

I due cominciavano a capire come funzionasse perché non ci misero molto a tirare fuori le lingue e togliere ogni residuo di piacere ad ogni dove.

Attesi che ogni goccia fosse sparita prima di invitare Luca a seguirmi e lasciare Marco da solo, avevo un certo languorino, di cena e di peccato, che volevo soddisfare.


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