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Vita da Mistress: la sfida di due schiavi sottomessi – 3° Parte


3 maggio 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


Vita da Mistress la sfida di due schiavi sottomessi - 3 Parte

Non ancora sufficientemente paga del trattamento riservato ai suoi due schiavi, la nostra Mistress continua imperterrita la sua opera di sottomissione.

Giochini psicologici

Vita da Mistress la sfida di due schiavi sottomessi - 3 Parte

Sudavano freddo e forse neanche così tanto come avrei voluto. Che fossero già pronti a tutto ciò che avevo svelato ai loro occhi? O forse molti degli aggeggi che avevo collezionato non erano neanche conosciuti dai due poveretti.

«Vi piacciono i miei giochini?», chiesi maliziosa e già piena di folli idee.

«Sì Miss», rispose Marco con Luca che lo seguiva come un’eco.

«Allora premettendo e promettendo che molti di questi potrete sperimentarli sulla vostra pelle, voglio che scegliate quello che pensate sia il più innocuo e quello che reputate il più pericoloso e, nel caso ci sia, anche quello del quale non sapete l’uso.»

Si avvicinarono ai miei giocattoli titubanti se poterli davvero toccare. Passarono minuti nei quali vidi i loro occhi scegliere accuratamente la risposta giusta, come se ne esistesse davvero una. Luca fu il primo a portarmi le sue e io dedussi già da quello che aveva in mano a che cosa corrispondessero i singoli oggetti: se le polsiere erano innocue la bullwhip era quella che temeva, e quindi per deduzione la pompetta era quella che non conosceva.

Poco dopo anche l’altro in ginocchio seduto sui suoi piedi come se lo avessi addestrato a farlo, si accomodò accanto al suo rivale mostrandomi i suoi oggetti.

«La corda per me è innocua mentre…» – titubò un po’ – «questo grosso coso penso sia pericoloso», continuò guardando e girando tra le dita il plug che in effetti era decisamente grandicello per un vergine.

«Devo dedurre che conosci l’uso di tutti gli altri strumenti.»

«No Miss, anche io non conosco l’uso di quello che ha in mano lui. Mentre degli altri posso dedurne lo scopo, di questo non lo capisco.»

Sorrido.

«Lo capirete, lo capirete», sorrisi all’idea di poter usare la pompetta sui loro pisellini e tenderli al massimo. Dovevo ammettere di essere un po’ delusa, dentro quell’enorme cesto c’erano cose che io stessa reputavo molto peggio di quelle scelte dai due esserini, ma in fondo tutto era soggettivo.

«Ma veniamo a noi, corde, polsiere, decisamente una scelta banale ragazzi miei», dissi prelevando dalle loro mani i due oggetti.

«Vedete, una cosa deve esservi chiara» – cominciai a parlare mentre preparavo i due strumenti per essere usati – «Non esiste un oggetto più o meno temuto di un altro» – continuai fissando polsiere e cavigliere su Luca. – «Ma tutto è relativo a “come” lo si usa». Legai anche i polsi e poi le caviglie anche di Marco con la corda che aveva scelto.

Mi allontanai da loro a prendere la ciliegina della mia dimostrazione: i moschettoni. Presi dal cassettone quei due pezzi di metallo ed assicurai al minimo le mani con i piedi di entrambi.

«O anche alla durata», sorrisi guardandoli da un paio di metri di distanza. Piccoli, inermi e sacrificati. Tra non molto avrebbero cominciato a sentire gli acciacchi di quella semplice posizione, tra non poco si sarebbero sentiti piccoli inermi e sacrificati esattamente come li vedevo io.

Cominciai a denudarmi

Mi avvicinai all’armadio svelando lo specchio che era dietro le ante, lo aprii in modo che i due schiavetti potessero vedersi ed io potessi controllarli anche di spalle. Slacciai la lampo del mio vestito scoprendo lentamente la schiena mentre attraverso il riflesso mi assicuravo che i due mi stessero guardando, e lo stavano facendo.

Una spallina e poi l’altra, il vestito scivolò sul mio corpo fino a terra e il loro sguardo cadde giù per tutta la mia figura per poi risalire soffermandosi sulle culotte del mio completino che delicatamente incorniciavano il mio sedere tondo.
Sorrisi soddisfatta e mi sciolsi i capelli giocando un po’ con essi per farli godere del panorama che gli stavo offrendo.

Mi accarezzai il corpo, scivolai con le mani insinuando due dita sulla stoffa delle mutandine che percorreva i glutei, evidenziai ogni tratto causando a loro lo stesso effetto. Vidi i loro membri premere sulle stoffe dei pantaloni scoprendone i tratti. Non mi bastava, volevo vedere pienamente la loro eccitazione, ma prima avrei dovuto finire di prepararmi, rivestendomi.

Indossai il corsetto di pizzo sopra al reggiseno, il pensiero che avrei mostrato il mio corpo nudo si era già fatto strada nella loro mente e per dargli questa delusione, e non sicuramente per pudicizia, avevo pensato questa mossa.
Solo quando ogni laccetto fu stretto sfilai dall’alto il pezzo sopra del mio completino lanciandolo alle mie spalle e vicino alle due figure che non riuscivano e non potevano smettere di guardarmi.

Il reggicalze che penzolava dal basso del mio bellissimo ed elaborato corsetto, annunciava l’indossare di quest’ultime. Lentamente feci scivolare la fitta rete su per le gambe fino ad agganciare la sua fine alle fibbie che delicate congiungevano il tutto.

Ultimo ed indispensabile accessorio: i guanti di pelle. Li infilai coprendo gran parte delle mie braccia, la pelle nera aderiva perfettamente alla mia e mi proteggeva da quello che stavo per fare. Una volta pronta e carica per la mia dimostrazione, degnai finalmente i due omuncoli con il mio sguardo diretto:

«Vediamo un po’ che effetto vi ho fatto», dissi avvicinandomi a Marco e piegandomi alla sua altezza.

Le mie mani si diressero senza indugi sulla patta dei suoi pantaloni mentre i miei occhi guardavano da brevissima distanza i suoi.

Potere, potere e ancora potere.

Vita da Mistress la sfida di due schiavi sottomessi - 3 Parte

Stavo facendo qualcosa che lo stava eccitando e non gli stavo dando alcuna soddisfazione. Spaesati, ecco come li volevo e com’erano. Così come per il primo, anche a Luca toccò lo stesso trattamento. Slacciai alla cieca la fibbia della cintura e poi lentamente feci scendere la zip, insinuai la mano dentro gli slip ed afferrai il suo membro turgido.

Mi sentivo un pescatore che con le mani nude affonda nell’acqua per acchiappare il pesce ed estrarlo. Mi allontanai di qualche passo quando anche il sesso del biondo fu ben esposto ai miei occhi.

Solo quando fui a debita distanza mi fermai a guardare i due arnesi dei miei giocattolini viventi e fissando divertita il primo e poi il secondo potei finalmente dire che in una cosa i due ragazzi differivano. Il membro di Marco era veramente lungo e decisamente virile, ma anche quello di Luca aveva il suo perché con la forma più tozza e nervoluta.

Si guardavano e mi guardavano mentre il mio sorriso diventava sempre più grande e minaccioso.

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