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Svenduta per un paio di scarpe Louboutin


27 novembre 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


Svenduta per un paio di scarpe Louboutin

La prorompente Barby Birba ci regala un’altra chicca, facendoci sprofondare in un abisso di passione. Buona lettura.

-“Avvocato, il solito?”.
-“Sì, cappuccino con ginseng”.

Mi avvicino alla cassa ma la cameriera mi dice:

“L’avvocato è stato pagato dal suo collega, quello vicino al bancone”.

Con il cappuccino ancora in mano mi dirigo, sorpresa, verso il collega: un uomo che avrei giurato di non aver mai visto prima in Tribunale.

-“Grazie, a cosa devo tanta gentilezza?”.

Mi sorride e mi dice: “Ti ho notata stamane in udienza, ed ho pensato che non avrei certo voluto perdere l’occasione di conoscere una collega siciliana”.

Lui mi racconta del suo lavoro, del debole nei confronti delle donne siciliane, ed io dimentico di non aver mai voluto frequentare colleghi, pensando solo a come poter catturare l’attenzione di un uomo così affascinante, abituato alla compagnia di donne certamente attraenti.

Distratta dal suono delle sue parole, non mi accorgo che è intento a lasciarmi il suo biglietto da visita, aggiungendo: “Non mi lasciare solo in queste notti a Palermo”. Visibilmente sorpresa ed imbarazzata, rispondo che non è così semplice meritare la mia considerazione, aggiungendo di ricorrere a criteri selettivi particolarmente stringenti in fatto di uomini.

Noto che la mia provocazione non lo scalfisce minimamente, ed anzi rilancia:

-“Facciamo un accordo: tu chiedimi quello che desideri e io ti dirò cosa devi fare perché tu possa ottenerlo”.
-“VOGLIO delle Louboutin rosse, decolté, tacco 10”, dico quasi senza pensare.
-“Perfetto, ti manderò via PEC la mia proposta, se l’accetterai avrai le scarpe”.

Mi saluta, ed io indugio ancora un po’ davanti alla mia tazza di cappuccino, incredula ed entusiasta dell’incontro, accingendomi a tornare al mio lavoro.

Trascorrono velocemente delle settimane. Poco prima che potessi dimenticarmi di quell’incontro, ricevo una sua mail, che recita:

“Ciao Barbara, in queste settimane ho elaborato la proposta della quale ti avevo accennato nel corso del nostro primo incontro. Ho pensato che desidererei fossi, per una notte intera, la mia TROIA; dovrai soddisfare ogni mio più inconfessabile desiderio, e se lo avrai meritato sarò lieto di regalarti le scarpe che tanto vorresti indossare”.

-“Ok , attendo comunicazioni circa data e luogo del nostro incontro”, rispondo.

Nel corso delle seguenti settimane non faccio altro che controllare nervosamente le mia mail, ma solo rogne da lavoro. Trascorre ancora qualche altra settimana prima di ricevere sue notizie: un biglietto aereo per Roma e la ricevuta di pagamento di un lussuoso hotel del centro per il successivo weekend.

Dopo un’ora di volo ed un lungo giro in taxi raggiungo l’hotel, salgo in camera, faccio una doccia e mi stendo sul letto.

-“Sei pronta per stasera?”,

mi dice al telefono mentre scelgo cosa avrei voluto mettere quella stessa sera.

-“Sì, sto solo scegliendo cosa indossare per te.”
-“Cappotto nero, calze autoreggenti nere a rete con balza in pizzo alta, tacchi e guanti in pelle neri. Vieni così vestita al Portait“.

Ansiosa di incontrarlo ed al contempo emozionata mi “svesto” come vuole lui, chiamo un taxi e gli fornisco le indicazioni dell’albergo. Ero terrorizzata al solo pensiero che il tassista potesse solo sospettare che non indossavo nulla sotto il cappotto.

Arrivo a destinazione, pago la corsa e velocemente mi muovo vero l’ingresso dell’hotel.

Mi aspetta alla hall: completo d’alta sartoria blu, cravatta grigia e dei preziosissimi gemelli. Ha con sé una scatola, mi mostra la ricompensa che mi sarebbe spettata se avessi obbedito ai suoi ordini. Mi chiede di seguirlo in camera, lui entra per primo, io entro solo dopo aver fatto una telefonata.

Busso alla porta, mi apre ed entro.

“Ecco la mia puttana, vediamo come è vestita, se ha rispettato gli accordi”. Si siede sul letto e mi dice: “Apri il cappotto!”.

Lentamente lo sbottono, mi tremavano le mani ma non volevo che lui notasse l’ansia che mi scatenava, così mi prendo di coraggio e lo spalanco di colpo davanti a lui.

Resto immobile davanti ai suoi occhi bramosi, aspettando direttive su quello che avrei dovuto fare; una bambola di porcellana nelle grinfie di un uomo, svenduta per un paio di scarpe Louboutin al suo volere.

Mi osserva, mi prende da una mano e mi fa girare come una ballerina di un carillon. Ammira il mio culo, sodo, e, davanti, il mio triangolino curato e un seno prorompente. Il mio corpo dalle curve sinuose non lo lascia indifferente.

“Puttana, togliti quelle scarpe. Vediamo come ti stanno queste!”

paio di scarpe Louboutin

Mi sfilo le scarpe dai piedi e indosso quelle dalla suola rossa. Mi sento una diva, inizio a sfilare per la stanza, nuda, con indosso quei nuovi gioielli ai miei piedi. Lui viene verso di me, mi afferra dal bacino e mi rialza, io mi avvinghio a lui e mi dice:

“Non devi mai levare le scarpe per tutto il tempo che saremo insieme” ed io” Si padrone!”

Mi bacia con passione e la sua lingua si intreccia con la mia, mi abbandono alla sua voglia di avermi ed ero pronta a qualunque sua richiesta.

Con me avvinghiata a lui, cammina verso lo scrittoio della stanza, mi sdraia sopra e mi mette le gambe sopra le sue spalle, io completamente nuda e lui ancora con il suo completo blu. Mi lecca le scarpe e con le mani si insinua tra le mie cosce fino a sentire i miei umori colare giù.

“Puttana, hai voglia di essere scopata?”,

ed io annuisco. Mi infila due dita dentro e inizia a massaggiare con molta delicatezza, stando attento all’espressione del mio viso per capire cosa mi desse più piacere. I miei gemiti si fanno sempre più acuti e la mia voglia del suo pene cresce sempre di più.

Di colpo tira fuori le dita dalla mia figa e le mette nella mia bocca, mi fa leccare tutto e dice:

“Troia, ti piace leccare?! Ora prendi il mio membro e leccami le palle.”

Scendo dal tavolo mi inginocchio davanti a lui e gli slaccio la cintura, gli sbottono i pantaloni e di colpo vedo uscire il suo arnese che si infila dentro la mia bocca; lo inizio a succhiare. Era già voglioso di sbattermi e lo sentivo durissimo mentre lo tenevo in bocca. Con le mani giocherello con le sue palle perfettamente depilate e piene di sborra che non vedevo l’ora di assaggiare.

Gli succhio il pene con foga, mi afferra dai capelli e accompagna il mio movimento; lo sento godere, tira fuori il cazzo dalla mia bocca e me lo sbatte in faccia.

“Ti piace, troia, che ti picchio col mio bastone?”,

tiro fuori la lingua e mi colpisce pure lì con violenza. La sua eccitazione è alle stelle e mi dice:

“Alzati puttana e girati”.

Gli do le spalle, mi divarica le gambe e mi china in avanti, sento la sua verga che mi schiaffeggia il culo, ci sputa sopra e con la mano mi accarezza dal buchino fino alla figa sempre desiderosa di godere. Mi penetra col suo fallo, ma non si muove; sento i miei muscoli che lo stringono ed inizio a muovermi io: il mio bacino ondeggia per sentirlo sempre più in fondo per tutta la parete della mia figa; con le dita mi accarezza il buchino e prova a mettermi la punta del dito dentro.

Lentamente si divarica, utilizza i miei umori come un gel per lubrificarlo ed entra più in profondità. Quando lo allarga quel tanto che basta per il suo attrezzo, lo tira fuori dalla figa per metterlo nel culo.
Riesce ad entrare solo il glande e le mie urla di dolore non lo fanno desistere dal muoversi dentro di me.
Resisto pochissimo col la punta del suo bastone nel culo, cosi decide di scoparmi in figa e in poco tempo riesce a farmi venire, le mie urla di piacere lo rendono orgoglioso della sua prestazione, ma ancora non mi sentivo sazia e anche lui voleva giocare ancora con la sua troia.

Mi prende dai capelli e mi trascina verso il letto e mi spinge sopra, mi apre le gambe e mi infila il suo strumento di piacere, sbattendomi senza sosta fino a farmi gridare basta. Non contento, mi tappa la bocca e mi dice:

“Sei mia per tutta la notte, basta lo dico io!”

Mi strizza i capezzoli e li morde forte, mentre continuava a sbattermi dal mio viso scendono le prime lacrime di dolore, ma lui consapevole o meno che il gioco non era più voluto da entrambi continuava a scoparmi senza un attimo di tregua.

Ad un certo punto grido: “BASTA!” e lui si rende conto che aveva superato il limite e si ferma; mi chiede scusa e se ne va in bagno, lasciandomi a letto mezza morta. Io stremata ed esausta dalla scopata e dalla scarica di adrenalina, mi addormento.

Non mi rendo conto per quanto tempo mi sono appisolata, ma i suoi caldi baci di perdono, mi svegliano dolcemente e mi dice sotto voce :

“Ti sei ripresa?” ed io: “Tu ti sei calmato?” – “Lo farò quando mi farai venire”.

Aveva ancora il bastone duro e voglioso di donarmi la sua sborra. Mi metto sopra di lui e gli sfilo la camicia, lo inizio a baciare dal collo fino alle labbra, e con dolcezza gli mordo il labbro superiore. Mi muovo sul suo corpo usando la mia lingua come un pennello, in lui cresce la voglia di avermi, ma stavolta si fa a modo MIO!

Prendo la cravatta di seta, gli lego i polsi e con un nodo lo immobilizzo alla testa del letto. Vedevo la paura nei suoi occhi ma anche tanta eccitazione. Cosa si sarebbe dovuto aspettare da una troia mistress?!

Salgo sul letto e poggio uno dei miei piedi con indosso le Louboutin sul suo petto, infilo il tacco in mezzo ai suoi pettorali, lui strizza gli occhi così affondo il tacco fino a fargli gridare: “Fermati!” ed io gli rispondo:

“Stavolta si gioca a modo mio!!!”

Aveva i polsi bloccati e non poteva impedirmi di giocare sul suo muscoloso e vigoroso corpo con tutti gli strumenti che io avrei deciso di utilizzare.

Cammino sul suo petto, lui contrae i suoi addominali per permettermi di calpestarlo, ogni affondo di tacco 10 era un grido soffocato di lui, che soffriva quel tanto che basta per eccitarlo ancora di più; vedevo che la cosa iniziava a piacergli e il suo pene era sempre più attento ad ogni mia iniziativa.

Scendo dal suo corpo e mi seggo sulla sua faccia tenendo sempre in bella vista le mie scarpe. Affonda la sua lingua dentro di me e lecca tutti i miei sapori, mordicchia le piccole e grandi labbra, le succhia per darmi piacere. Lo afferro dai capelli e lo soffoco con la mia figa, voglio venire sopra di lui. Mi muovo sopra la sua faccia, mi eccita sempre di più sentire la sua lingua dentro di me che si muove, mi prendo il suo pene, me lo ficco dentro e inizio a cavalcarlo senza sosta.

Ero come impazzita dalla voglia di farmi sbattere da lui, ma stavolta con le mie regole. Lui ancora immobilizzato a letto e io come una selvaggia che mi muovo sopra di lui sempre più velocemente, sempre più in fondo, sento la sua verga che spinge incessantemente, che mi desidera, che mi possiede; inizio a godere sempre di più e me ne vengo una seconda volta, ma ancora vogliosa di dargli piacere come le migliori troie.

Mi metto il suo pene in bocca e inizio a scoparmelo; non ci sta molto a venire, mi riempie tutta la faccia e la bocca della sua sborra calda. Vedo il suo sguardo soddisfatto e mi dice:

“Le scarpe te le sei proprio meritate, sei proprio una gran troia.”

Lo lascio ancora legato a letto, mi vado a fare la doccia. Dopo 10 minuti si slega e mi raggiunge. Mi tira dai capelli e mi trascina fuori dalla doccia, completamente bagnata e mi dice ancora:

“Ti ho detto tutta la sera con le scarpe!”,

così prende le scarpe e me le calza ai piedi. Prendo il suo arnese ormai rilassato dopo la prestazione e inizio a massaggiarlo per riportarlo al suo splendore. In poco tempo ritorna attivo e pronto a darmi di nuovo un altro orgasmo, mi infilo due dita dentro e inizio a masturbarmi davanti a lui.

Lui si tocca pure e con l’altra mano mi affida il suo pene. La mia mano si muove per tutta la sua lunghezza e la sua mano sopra la mia la indirizza per dargli il giusto ritmo.

Vedere questa complicità tra di noi mi fa eccitare molto, mi sfilo una scarpa e quando mi rendo conto che sta per esplodere, trattengo tutta la sua crema dentro la Louboutin e come un calice bevo tutto il suo contenuto.

Facciamo sesso un’ultima volta la mattina seguente come due sconosciuti che non si sarebbero più rivisti, con la passione e voglia di godere insieme, in modo disinibito ma con estremo rispetto delle regole del gioco. Dopo avermi fatto venire se ne viene dentro per marchiarmi come la sua troia!

Ogni volta che indosso le Louboutin penso a come mi sia piaciuto essere la sua Puttana per una notte!


Autrice: BarbyBirba (pseudonimo)

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