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Ménage à Moi. Tutto in un’ora: L’incontro, lo stupore, il sesso – 1° Parte


25 aprile 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


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La metro affollata. Una donna affascinante detesta l’idea di spostarsi coi mezzi ma quel giorno è costretta dalle circostanze. Nulla di strano se non fosse che l’incontro con uno sconosciuto farà crollare tutte le sue inibizioni sessuali.

Non c’è mai differenza tra l’aspettato e l’inaspettato. Entrambi hanno il brivido dell’eccitazione, che sia una sorpresa o un’estenuante attesa. Così vivevo, aspettando, finché un giorno un incontro bruciò tutto e rimasero solo le labbra roventi, la carne che cola con un solo tocco, un solo sguardo, come se le nostre pelli si riconoscessero, al buio o in mezzo alla gente, e fu meraviglioso ossesso, dolce dannazione, il primo pensiero torbido al mattino mentre prendevo il caffè, l’ultimo che poggiavo sul cuscino sospirando per poi portarlo nei miei sogni.

La metropolitana

Ero stanca quella mattina e il mio morale non era dei migliori. Luca non si faceva sentire da giorni, e anche se era la normalità nel nostro rapporto a volte faticavo a far scorrere le ore aggrappando a ogni minuto la speranza di un suo messaggio. Era diventato troppo estenuante e le lunghe attese avevano in un certo modo logorato ogni mia emozione positiva. Quando poi riappariva, il bastardo, riusciva sempre a strapparmi un sorriso, ma tutto finiva lì, un piccolo brivido senza più un futuro.

Anche la macchina si era rotta decidendo così di mandarmi a piedi e per qualche giorno fui costretta a prendere la metro per recarmi al lavoro. Odiavo i mezzi pubblici, la puzza di sudore delle persone, i loro aliti marci, la difficoltà di trovare più spazio libero senza correre il rischio di ritrovarti un balordo attaccato al culo che te lo appoggia con la scusa della carrozza zeppa.

Sono una bella donna, amo vestirmi con gonna e tacchi, calze con ricami particolari, camicette che mettono in evidenza il mio decolleté e amo avere sempre un trucco impeccabile. Questo è il mio stile che attira purtroppo complimenti e atteggiamenti anche poco graditi, non mi faceva impazzire l’idea di prendere la metro ma ero costretta e controvoglia mi avviai giù per le scale fino a raggiungere i binari.

L’incontro

Presi la carrozza che a occhio mi sembrò meno piena e rimasi di lato all’entrata, in piedi. Per un po’ respirai, ma dopo un paio di fermate lo spazio divenne sempre di meno e sentii i primi appiccicosi strusciarsi addosso. Mi spostai ma servì poco, mi ritrovai intrappolata da un tizio che sarà stato alto un metro e novanta. Il conducente cominciò a frenare in prossimità della fermata e il tizio dietro colse quel momento per spalmarsi su di me facendomi sentire il suo bel cazzo duro.

Mi voltai indispettita pronta a urlargliene di tutti i colori ma appena lo vidi in viso le parole mi morirono sulle labbra. Cristo santo come era bello! Tenebroso e serio mi fissava con quegli occhi scuri ma accesi come due fuochi. I lineamenti erano tesi e rigidi, le labbra carnose ma virili, di quelle che baciano e leccano bene pensai.

Lui mi sorrise quasi avesse capito il mio pensiero e io mi imbarazzai divenendo rossa. Non riuscendo più a sostenere il suo sguardo mi voltai e ripresi fiato. La metro frenò in prossimità di un’altra fermata e sentii nuovamente il suo cazzo tra i miei glutei. Rimasi immobile quando capii che lo faceva di proposito, si strusciò più volte e spinse il bacino sul mio culo tenendomi con una mano il fianco destro, facendomelo sentire davvero bene. Sospirai chiudendo gli occhi e mi sorpresi a sentire un calore divampare tra le cosce, mi bagnai desiderando quel cazzo sconosciuto, un uomo che sarebbe potuto essere anche un assassino.

Finalmente la mia fermata arrivò, mi spostai verso le porte e appena si aprirono schizzai fuori fuggendo, ma fu inutile, a ogni passo o svolta me lo ritrovavo sempre accanto finché quando arrivammo sulle scale che ci avrebbero condotto in strada lui mi afferrò il braccio costringendomi a voltarmi. Mi schiacciò sul passamano avvicinando la bocca alla mia. Lo guardai negli occhi e mi sentii morire. Ansimai socchiudendo gli occhi. Ero eccitata, da un perfetto estraneo, dovevo essere impazzita.

«Vuoi scopare?» mi chiese.

Avrei dovuto urlare e schiaffeggiarlo, spingerlo via e scappare, mi sorpresi invece a rispondergli «».

Vai alla 2° Parte »

 

Autrice: Cinzia Fiore

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