la tua pubblicita qui su prive advisor

Ménage à Moi Tutto in un’ora: L’incontro, lo stupore, il sesso – 2° parte


16 maggio 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


Ménage à Moi Tutto in un ora incontro stupore sesso 2 parte

Ricordate quell’incontro focoso nella metro? Quell’impeto di un uomo che approfittandosi della folla strusciò con forza il suo membro tra i glutei di una donna affascinante? Pensate che la vicenda si sia conclusa così, con un nulla di fatto?! Vi sbagliate!

Mi afferrò per un polso e mi trascinò su per le scale fino in strada, uscimmo dalla metro, camminò veloce avanti a me e faticai a stargli dietro con i tacchi alti. Non ebbi il coraggio di fiatare, il cuore accelerò i battiti fino a sentirlo scoppiare in petto. Ebbi paura, la salivazione si azzerò e per alcuni secondi provai una sensazione strana, quella di venir rapita.

Cosa diavolo stavo facendo? E perché? Imboccò un vicolo dalla via principale dove poco più avanti si trovava il mio ufficio, ancora passi affrettati come se la sua urgenza di scoparmi crescesse a dismisura. Si fermò davanti a un portone aperto e mi trascinò all’interno. Prendemmo l’ascensore fino all’ultimo piano e in quello spazio così ristretto i nostri occhi non poterono non incrociarsi. La sua espressione mi intimorì, sempre dura, torva, impassibile ma visibilmente eccitato. Volli scappare, andare via, non mi piaceva più.

«Senti, sto facendo una pazzia, non so perché ti ho detto sì, non è da me, io vado via.»

Le porte dell’ascensore si aprirono e lui mi afferrò nuovamente per un polso e mi portò fuori. Salì le ultime rampe di scale fino alla terrazza, aprì la porta e ci ritrovammo soli, all’aria aperta, con solo il cielo sopra le nostre teste.

«Non mi hai sentito? Voglio andare via!»

Feci per voltarmi ma appena la mia mano si appoggiò sulla maniglia della porta della terrazza da cui uscimmo mi tirò via per spingermi addosso al muro. Mi circondò la vita con entrambe le braccia e strusciò il suo cazzo tra le mie natiche come fece dentro la metro, ma con più prepotenza.

«Io non mi arrendo, se voglio una cosa me la prendo»,

mi disse sfiorando con le labbra il mio orecchio. Il suo alito caldo mi accarezzò la pelle, la sua voce mi entrò dentro tuonandomi fin giù nel basso ventre. Mi bagnai all’istante e mi sentii persa, mi morsi le labbra soffocando la voglia di urlare. Mi alzò la gonna e avvertii l’aria fresca sulla pelle che unita alla sensazione di situazione sconcia e proibita scatenò un brivido che mi fece tremare. Sentii le sue dita sfiorarmi l’interno coscia fino a salire su dove accarezzò la stoffa dei miei slip stuzzicando le labbra della mia fica gonfia. Le strappò di colpo ed io saltai sorpresa dalla sua audacia. Vi voltai scostando la testa, poggiando il mento sulla mia spalla e lo vidi inebriarsi del mio odore.

«Mmmmm, sei buona, mi piaci.»

Non dissi nulla, ero assuefatta dalla voglia e dallo stupore, un uomo così irruento non mi era mai capitato.

«Queste le conservo io.»

Infilò lo slip lacerato nella tasca dei suoi jeans neri per poi slacciarseli. Il rumore della sua cinghia che tintinnava mi provocò un altro brivido che mi fece sciogliere ancora di più, mi voltai di nuovo con la faccia al muro e sentii la punta del suo cazzo strofinarsi tra le labbra della mia fica.

«Oh…»

Prese a tormentarmi il clitoride con le sue dita grosse e rozze, lo premette mentre con l’altra mano passava come un pennello la cappella su tutta la lunghezza della mia fessura.

«Ti piace puttana?»

Non ebbi il tempo di rispondere, mi penetrò con un colpo, poi un altro e mi fu dentro. Piena, riempita, impalata dal cazzo enorme di un perfetto sconosciuto.

«Oh Cristo!»,

urlai sgranando gli occhi.

«Zitta, non urlare!»

Mi tappò la bocca e cominciò a muoversi emettendo versi gutturali. Per avere una migliore penetrazione mi sollevò una gamba, mise una mano sotto piegatura del ginocchio e lo alzò fino a farmelo arrivare all’altezza dei fianchi. Da lì non si fermò più, mi bloccò al muro senza più scampo, mi scopò come un forsennato, colpo dopo colpo straziandomi.

Gemevo forte ma i miei gemiti venivano soffocati dalla sua mano dove la mia bocca estasiata assaggiò il sapore della sua pelle. Si tolse all’improvviso, mi afferrò per i capelli e mi costrinse a voltarmi per poi farmi inginocchiare, mi infilò il cazzo bagnato dei miei umori in bocca e tenendo ben salda la mia testa mosse i suoi fianchi avanti e indietro.

Pochi secondi e un fiotto caldo di sperma mi arrivò in gola, si mosse ancora mentre veniva come un fiume in piena ansimando come un porco. Inghiottii più che potei per non strozzarmi ma rivoli di sperma fuoriuscirono dalla mia bocca colandomi dapprima sul mento e poi in terra.

Rimase fermo qualche istante rigido per far cessare gli spasmi del suo orgasmo poi si tolse ed io finalmente riuscii a prendere un bel respiro. Si ricompose senza curarsi di pulirsi, poi passò una mano sul mio viso imbrattandolo ancora di più col suo sperma.

«Andrai al lavoro così, e mi penserai mentre sentirai ancora il mio sapore e il mio odore addosso sul tuo bel faccino. Non ne sei felice?»

Non risposi, mi limitai a guardarlo mentre con un sorriso strafottente si avviò verso la porta dove incurante di lasciarmi in quello stato sparì. Mi ricomposi anche io, mi pulii il viso con delle salviettine che tenevo in borsa e mi avviai al lavoro sentendo ancora il bruciore ardermi la carne ormai nuda sotto la gonna.

Non combinai nulla quel giorno e la sera, una volta giunta a casa, mi feci una doccia, mi sdraiai sul letto accavallando le gambe. Mi toccai la fica ancora dolorante e il pensiero andò a lui, lo sconosciuto. Chissà qual era il suo nome, non lo saprò mai, pensai.

Nonostante mi fossi lavata avvertii ancora l’odore del suo sperma come se fosse penetrato nella mia carne, come se si fosse stampato come a marchio della mia follia. E adesso? Che faccio? Pensai. Niente, che vuoi fare. Adesso resta solo il suo odore, sulla pelle, nello stomaco, incastrato lì tra le costole delle mie emozioni, e so già che non andrà più via.

Mi addormentai con uno strano dolore dentro, di quelli che non fanno male da piegarsi ma che se restano così logorano fino a consumare.

« Vai alla 1° Parte

Autrice: Cinzia Fiore

Pagina Facebook www.facebook.com/Cinzia.Fiore.Ricci.1/

Instagram www.instagram.com/cinziafiorericci/

Blog cinziafiorericci.blogspot.it

L’Autrice è inoltre presente su Wattpad, Twitter, Tumblr e Google+

Condividi

Altri Articoli

Commenti

Privè Advisor ® Articoli e Annunci per adulti

Recensioni Club Privè

Troverai articoli a sfondo sessuale, con testi, foto e video piccanti.

Attenzione! Chiudendo questo avviso, dichiari di essere Maggiorenne e di Accettare l'utilizzo dei cookie da parte nostra.

Leggi l'informativa sui Cookie e sulla Privacy