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La svergognata proposta di Alex – 2° Parte


26 aprile 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


La svergognata proposta di Alex - 2 Parte

Riprendiamo la vicenda da dove si era interrotta: Karin si era incontrata con l’amica Chiara a un’apericena. All’incontro era presente anche Alex che era deciso ad averla…

Il desiderio non si era sopito

Fisso lo specchio incredula, le pupille dilatate dal desiderio, la bocca carnosa gonfia, vogliosa, affamata, i seni tondi, duri con i capezzoli sintonizzati come due antenne sul canale radio del piacere.

BASTARDO! Alessandro Mantovani sei un porco deprecabile bastardo ad avermi lasciata così, in un cesso, preda dei miei deliri sessuali, con la figa gonfia, ed esposta; basta, voglio tornare a casa, farmi una doccia e non pensare più.

Esco dal bagno col cellulare in mano pronta a chiamare un taxi, l’aria fresca della sera mi accarezza fra le cosce, senza slip, un senso di sollievo quieta la mia anima in fiamme. Ho prenotato il taxi, ora devo solo recuperare borsa e coprispalle al tavolo; mi avvicino sempre più e cosa vedo? Ah questa è proprio bella: Chiara siede tutta trionfante sulle ginocchia di Alex, che cagna, mentre lui le accarezza i lunghi capelli biondi.

Benissimo”, farfuglio fra me e me “Sei proprio una stupida ingenua, Karin, prendi la tua roba, vattene a casa, e cancella quelle due carogne dalla tua vita!”.

Arrivo al tavolo, non dico una parola, prendo borsa, coprispalle, butto solo un occhio alla mano di Chiara che accarezza l’interno coscia di Alex, e me ne vado. Il taxi è già fuori che mi aspetta, apro lo sportello e mi siedo, mi allungo per chiudere la portiera, ma qualcosa… qualcuno mi blocca! E’ Alex!

Alex ritorna

Alex sale dentro con me, nemmeno il tempo di aprire bocca che dà all’autista un indirizzo che non conosco…

«Ma che cazzo stai facendo?» Nessuna risposta. «La prego fermi subito il Taxi!»

«Sono un commissario di polizia, la signora è sotto la mia tutela. La prego, continui.»,

ribatte Alex, tirando fuori il suo tesserino di riconoscimento. Vedo quel povero tassista in difficoltà, l’ultima cosa che voglio è creare problemi ad una persona estranea ai fatti, per cui con un cenno della testa annuisco, ed il viaggio prosegue…

Arriviamo fuori città, in una zona residenziale costituita da villette sparse a caso, il taxi si ferma davanti a quello che doveva essere un ex fienile, ben curato esternamente e con una tenue illuminazione. Alex mi invita a seguirlo all’interno. Sono tentata di fare qualche battutina sarcastica sul commissario, ma evito. Sono nel Suo territorio ed io lo conosco “Lo conosco?

La casa è accogliente, “calda“ direi. Alex mi fa accomodare su uno dei divani, in automatico mi libero dai sandali e appoggio i piedi sul bracciolo.

«Posso offrirti da bere?»,

mi chiede con tono gentile.

«Volentieri, vorrei dell’acqua fresca, frizzante. Grazie.»

Mi porge un bicchiere con l’acqua e dei cubetti di ghiaccio, bevo tutto, sono arsa, e poi appoggio la testa sui cuscini, dimentica di essere praticamente nuda, con indosso solo il mini abito rosso… C’è silenzio, si, ma non imbarazzante, piuttosto un silenzio di relax, come se fossimo in tregua dopo una battaglia. Alex si siede accanto ai miei piedi e comincia a massaggiarli. Lo lascio fare perché è ciò di cui ho bisogno in questo momento, un bel massaggio ai miei piedini stanchi, potrei quasi addormentarmi, sono esausta e chiudo gli occhi… e li riapro anche immediatamente quando sento il ghiaccio sulla pianta del piede!

Improvvisamente mi risveglio tutta in un colpo: “Così impari a rilassarti troppo con me!”. Lo sguardo di Alex è divertito, la mia espressione deve essere davvero buffa e mi metto a ridere, ma mentre rido, lui mi afferra per i capelli e mi tira a sé, un bacio profondo invade la mia bocca, la mia lingua, mentre la sua mano tira ancora i miei capelli e li scioglie lungo le spalle; sento il suo corpo caldo, forte, il suo odore di uomo che invade le mie narici, e arriva fino al midollo, mentre un cubetto di ghiaccio scivola lungo la mia schiena, donandomi brividi di piacere gelato, e piccole scosse, e si fa strada verso il mio inguine, lì, dove il mio calore adesso è bollente. Si appoggia sul clitoride ed io rabbrividisco, tormentata, fra il freddo e il desiderio, mentre nella mia mente i pensieri ritmano “Ohhh ti prego, non fermartiiii, toccami, toccamiii ancora…”.

La voce è un flebile mugolìo ed il cubetto scivola dentro la mia cavità insieme alle dita di Alex. Ma voglio di più, voglio venire, sto esplodendo, però mi vergogno ad espormi, mi vergogno troppo. Non voglio essere in balìa della mia voglia, mi esporrei troppo con lui, non deve avermi in pugno; mi alzo con uno scatto deciso che lascia Alex di stucco!

«Basta, vado a casa, è tardi e domani lavoro.»

La mia voce è ferma, sicura, Alex si alza a sua volta, mi sovrasta di circa 20 cm, ed i suoi occhi scuri si posano tetri sui miei:

«E’ questo che vuoi Karin?»

«Si!»,

dice la mia voce, ma non il mio corpo.

«Bene, ti chiamo un taxi.»

Non aggiunge altro e sparisce al piano superiore. Mi ricompongo come posso, finchè non intravedo dalla finestra i fari del taxi.

Finalmente a casa, esausta mi butto sul letto, nuda. Troppo stanca per farmi una doccia, ci penserò domattina. Mi sveglia il beep del cellulare, guardo l’ora: sono le tre del mattino. “Chi mai può essere? Possibile sia successo qualcosa ai bambini?“. E’ un messaggio video su Messenger, da Chiara. Lo apro, ho gli occhi ancora appannati dal sonno interrotto ma intravedo due sagome, una donna bionda, inginocchiata, classica posizione da slave in attesa, ed una figura maschile alta, massiccia, dominante. Le si avvicina e tira fuori dai pantaloni un grosso cazzo già parzialmente duro; la donna lo prende in bocca e comincia a fare ciò che immaginavo, fino a farlo scomparire nella sua gola, più e più volte. L’uomo alla fine esce, le schizza in faccia prepotentemente la sua sborra gridando un solo nome “Karinnnnnn!”.

A quel punto il video s’interrompe. Basta non ne posso più! Faccio ripartire il video daccapo, bagno due dita con la mia saliva, e mentre scorrono le immagini di Chiara e Alex, sfrego il mio clitoride e mi abbandono al mio orgasmo negato. Venendo al richiamo di “Karin”, rispondo a mia volta:

«Oh sì Alex!»

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