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Ho tradito mio marito con l’uomo del cantiere edile


11 settembre 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


Ho tradito mio marito con l'uomo del cantiere edile

L’incontro fortuito all’ufficio postale, la lunga attesa, due chiacchiere con l’uomo del cantiere edile e di lì a poco uno degli amplessi più arditi della mia vita. L’ultimo racconto erotico della travolgente scrittrice Barby Birba. Buona lettura erotica.

Benedetta multa!

Stamattina non avevo voglia di uscire, ma dovevo recarmi in posta per pagare una multa, così mi metto un vestito con una bella scollatura, un paio di sandali e mi dirigo in posta con la certezza che sarei stata ore ad aspettare il mio turno.

Dopo 20 minuti di attesa si siede accanto a me un bel ragazzo sui 40 anni, occhi chiari, camicia blu ed un paio di jeans. Mentre eravamo lì ad aspettare, gli squilla il telefono e dalla conversazione capisco che lavora in un cantiere edile.

Riaggancia e quasi sottovoce sussurra:

«Ogni volta alla posta c’è un sacco di fila.»

Ed io gli rispondo:

«Sì, hai ragione, ogni volta è una tortura.»

Lui alza lo sguardo verso di me e rimane folgorato dai miei occhi e iniziamo a parlare. La conversazione che all’inizio sembrava banale comincia ad accendersi quando con la mano gli sfioro il braccio e inizio a ridere per una battuta, così nell’attesa della fila iniziamo a fare amicizia e a scioglierci un po’.

Parlando mi racconta di essere sposato e padre di due bambini, mentre io gli nascondo di avere una famiglia e dei figli un po’ più grandi dei suoi. Durante la conversazione noto che il suo sguardo cade sul mio dècolletè e che non smette di mangiarmi con gli occhi.

Chiamano finalmente il mio numero e vado a pagare la mia multa, mi sento i suoi occhi addosso che seguono ogni movimento sinuoso del mio corpo fino a raggiungere il bancone. Mentre pago penso a come fare per rivederlo, anche solo per sentire il sapore dei suoi baci.

Mi avvicino a lui per salutarlo e a quel punto mi dà un bigliettino col suo numero di telefono dicendomi:

«Se hai bisogno di una consulenza per la ristrutturazione della casa, chiamami.»

Mi incammino verso casa, ma il mio pensiero è sempre al ragazzo conosciuto in posta e a cosa poteva succedere se avessi deciso di cedere alla tentazione di stare con un altro uomo.

Cedo alla tentazione

Aspetto circa mezz’ora, il tempo di fare uscire pure lui dalla posta e gli telefono:

«Ciao sono Barbara, la ragazza della posta.»

«Ciao! Dimmi, cosa è successo?»

«Nulla, avevo solo piacere di farti avere il mio numero, non si sa mai.»

«Ma ora dove sei?»

«Ti sto aspettando nella traversa dietro la posta, mi raggiungi?»

«Ok, dammi 10 minuti.»

Dopo poco mi raggiunge nel palazzo all’angolo dietro la posta e senza dirmi una parola mi bacia con passione e inizio a sentire un formicolio, quasi uno stato di eccitazione e una gran voglia di avere il suo membro in bocca. Lo blocco per paura di essere vista, cosi lui mi propone:

«Se vuoi ti porto in un posto più tranquillo, noi due da soli.»

Accetto immediatamente la sua proposta e ci dirigiamo verso la macchina. Durante la strada sento le sue mani che mi sfiorano la schiena fino a scendere al lato B, dove si sofferma qualche secondo in più; salgo in macchina con lui, senza pensare a nulla, come al fatto che non lo conoscevo minimamente, che volevo persino tradire mio marito, che quella situazione al limite del surreale me l’ero cercata io stessa.

Facciamo 20 minuti di strada e raggiungiamo un cantiere nella periferia della città con una casolare, all’interno del quale c’erano diversi uffici. Attraversiamo un corridoio e mi apre la porta di una stanza con un tavolo da riunioni molto lungo con tante sedie di pelle attorno.

Prende una delle poltrone e si siede. Io resto in piedi di fronte a lui, con il desiderio che mi sfiorasse di nuovo la schiena e andasse alla scoperta dei luoghi di piacere che fino a quel momento avevo svelato solo a mio marito; invece tutta quell’eccitazione che era nata alla posta sembrava essersi scemata.

Un po’ delusa da come stava proseguendo la mia mattinata iniziamo a chiacchierare dei problemi della vita di coppia, di come la routine della gestione familiare annienta il desiderio sessuale, della voglia di provare un brivido senza fare del male a nessuno. Una trasgressione innocente. Bastava ad entrambi l’idea di una fantasia con uno sconosciuto che non avrebbe avuto un domani.

Io lo volevo in quel momento e dovevo sbloccare la situazione, così gli chiedo di andare in bagno e quando ritorno mi seggo sul tavolo. Mentre lui mi parla, mi infilo un dito in bocca e comincio e leccarlo, lo inumidisco per bene e lo faccio scorrere per tutto il collo fino a toccarmi il seno. I capezzoli cominciano a diventare gonfi e tiro fuori un seno dal vestito.

Nel frattempo lui cerca di intavolare una discussione, ma inizia a farfugliare parole a caso e io non smetto di giocare con i miei seni.

Mi sento tutta bagnata e non riesco più a controllarmi, lo guardo dritto negli occhi e gli sussurro:

«Senti quanto ti voglio?»

Mi infilo un dito dentro la figa e gli porgo il dito e lui lo lecca lentamente, chiedendomi quasi il permesso di leccare qualcos’altro di più proibito. Annuisco leggermente cosi lui mi sdraia sul tavolo, mi solleva il vestito e vede che non porto l’intimo.

Mi afferra dalle caviglie, mi allarga le gambe, ci infila la testa dentro e comincia a leccarmi e a succhiarmi il clitoride; spingo la sua faccia contro la mia figa e mi infila un dito per darmi ancora più piacere; inizio ad ansimare, i battiti del cuore si accelerano e ho troppa voglia di essere sbattuta su quel tavolo.

Capisce le mie voglie, si abbassa i pantaloni e a quel punto mi rendo conto del suo ardente desiderio di penetrarmi; ha un bastone pronto all’uso e durissimo. Lo afferro e me lo ficco dentro. Lui mi afferra dal bacino e mi tira a sé.

Sentivo quanto mi desiderasse e come entrambi stavamo scopando senza regole o sensi di colpa per i rispettivi partners. Avevo voglia di essere sua, di essere trattata da troia, di essere scopata con violenza, di sentire tutto il suo sperma addosso.

Mille pensieri mi eccitano sempre di più. Di colpo lo blocco e gli dico:

«Voglio cavalcare sul tuo arnese!»

Mi solleva dal tavolo, si siede sulla poltrona ed io sopra il suo bastone; non gli lascio un attimo di pausa e lo cavalco senza sosta, mentre lui muove il bacino da sotto.

Lui spinge verso l’alto e io lo cavalco senza fermarmi, gridando sempre di più fino a raggiungere l’orgasmo. Non ancora sazia della mia giornata, mi metto il suo membro in bocca e lo lecco per bene. Sento ancora il mio sapore e non smetto di desiderare il suo sperma caldo sul mio seno. Mi avvicino all’orecchio e gli sussurro:

«Sborrami sulle tette, voglio tornare a casa fatta di te, col peccato di un altro uomo che mi ha posseduto.»

Non perde tempo e mi sbatte il suo arnese, gonfio e pronto ad esplodere, dritto in faccia; poi mi sborra ovunque, dal collo fino al seno. Ero inebriata dalla sua crema calda e densa, di cui avrei sentito l’odore sulla pelle per tutto il resto della giornata.

Mentre recupero il mio vestito da terra, lui dal bagno mi chiede:

«Se vuoi sciacquarti il bagno è qui.»

«No grazie, sono stata lavata abbastanza per oggi»,

facendogli l’occhiolino e un sorriso compiaciuto. Sorride anche lui. Mi rivesto e vado via senza voltarmi indietro, con l’odore intenso del suo sperma ancora addosso e un fuoco divampante in me.


Autrice: BarbyBirba (pseudonimo)

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