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Ho incontrato un uomo maturo e ho goduto come non mai


28 settembre 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


Ho incontrato un uomo maturo e ho goduto

Col suo articolo “Ho incontrato un uomo maturo e ho goduto”, la nostra ormai nota scrittrice di racconti erotici Lara Stella ci regala momenti di vera e profonda lussuria.

L’estate era ormai finita e dovevo ammettere che c’era qualcosa delle giornate in spiaggia a mancarmi terribilmente: gli sguardi sul mio fascinoso corpo esposto al sole e a tutti coloro che volevano ammirarlo. La mancanza era così grande che avevo cominciato a mettere foto sempre più spinte di parti del mio corpo sul web.

I miei piedini smaltati di rosso sui miei sandali tacco dodici, la foto delle calze che finivano sulle cosce poco prima di vedere il mio sedere tondo, la mia scollatura sempre più accentuata a mostrare quei due meloni maturi. Tanti piccoli dettagli che non svelavano nulla di me, se non il mio crescente ego che aumentava ad ogni apprezzamento.

Certo, non erano per niente paragonabili alle calde occhiate sul lettino che ricevevo silenziose: queste erano molto meglio. Erano dirette, a volte anche volgari, e dovevo ammettere che nonostante lo shock iniziale di leggere certe parole rivolte a me, avevano poi un lato decisamente intrigante che mi si rispecchiava nel corpo.

Un giorno, dopo aver sfogliato i vari commenti, cominciai a fantasticarci sopra durante una rilassante doccia. Immaginavo questo uomo misterioso senza forma apparente mentre mi accarezzava il corpo, mentre percorreva le mie linee nude prendendomi senza remora alcuna.

Con gli occhi chiusi e la doccetta che mi scaldava il corpo già bollente, feci un passo avanti a scontrarmi con il freddo muro. I miei seni schiacciati sulle piastrelle mi fecero avvertire una sensazione unica di eccitazione. “In fondo sei una puttanella” diceva la voce immaginaria della mia testa rifacendosi ad un commento. “Te li strizzerei quei capezzoli fino a farti urlare di piacere.

L’eccitazione in doccia

Cominciai ad ondeggiare sul muro come fosse un corpo pronto a darmi piacere ed estrassi persino la lingua alla ricerca del sapore di quell’uomo immaginario, leccando però solo il vapore sulla parete. Ero in estasi e lo ero per nulla. Mi toccavo, mi pizzicavo, andavo a cercare un piacere che non potevo certo darmi da sola, mentre la doccia continuava a solleticarmi i capelli.

Affondai le dita sul mio sesso, sempre di più, sempre più a fondo, alternando le mie mani sul clitoride sfregandolo e stringendolo ossessivamente. Godevo, ma non abbastanza, piagnucolavo sapendo che nessuno dei miei sforzi avrebbe rimpiazzato la realtà dei commenti che mi bramavano.

Avevo bisogno di un uomo, delle sue mani ruvide, dell’invadermi del suo sesso in ogni buco che madre natura mi aveva fornito.

Con la voglia ancora sulla pelle uscii dalla mia doccia ed ancora con l’asciugamano solo a coprirmi ed i capelli che gocciavano fino al pavimento, esposi tutta la mia voglia ancora in circolo fotografando il mio labbro mordicchiato in maniera peccaminosa con sotto il mio corpo bagnato e seminudo. Non tardarono certo i soliti commenti che questa volta mi colpirono direttamente.

«Ti strapperei quell’asciugamano da dosso e ti sbatterei lì davanti allo specchio così che tu possa vedere le smorfie del tuo piacere.»

«Già, peccato la distanza.»

risposi già eccitata da quelle sole semplici parole.

L’incontro

Quando scoprii che quell’uomo abitava nei paraggi di casa mia, non ragionai più spinta dalla sola e impellente voglia di sentire quelle parole divenire realtà. Gli diedi l’indirizzo di casa e lo aspettai esattamente com’ero. Non ebbi neanche tempo per razionalizzare che cosa avessi appena fatto, ero così tesa che non mi importava di altre futili cose.

Chissà che cosa sarebbe successo, chissà che cosa mi avrebbe fatto; queste domande continuavano a susseguirsi nella mia mente accompagnate dalle supposizioni che tenevano teso e bagnato il mio corpo nella sua attesa.

Quando suonò al campanello mi si fermò il cuore solo per qualche momento per poi riprendersi condito da tutta la perversione che mi portavo dietro. Non mi feci fermare da nulla, nemmeno alla presenza di quell’uomo decisamente più grande di me.

Alla vista dei suoi capelli brizzolati e dei suoi occhi profondi, non riuscii a dire né pensare nulla se non connesso alla mia crescente lussuria. Un uomo maturo avrebbe sicuramente trattato il mio corpo come meritava e questo accresceva la mia impazienza.

«Sei proprio come immaginavo, così giovane e così porca.»

Le sue parole come le sue mani arrivarono dritte al mio corpo e si convogliarono in voglia liquida che senza impedimenti mi inumidiva tra le gambe. Lo guardai negli occhi e mordendomi il labbro mi accertai che il suo sguardo fosse sul mio volto per lasciar poi cadere l’asciugamano a terra e decretare con una sola mossa la mia resa. Una sola occhiata mi percorse dalla testa ai piedi rendendomi così ancora più nuda.

«Lo sapevo che eri una puttanella e adesso sarai la mia.»

Mi cinse la vita e mi fece aderire al suo corpo che sebbene vestito mostrava già segni chiari della sua virilità. Una sua mano scese poi sul mio sedere, stringendolo con le unghie, mentre l’altra armeggiava con la patta dei suoi pantaloni per liberare il suo grosso sesso.

Mi distaccai per guardarlo e nell’attimo in cui lo feci mi salì l’impellente voglia di assaggiarlo.

Lussuria

Come se mi avesse letto nel pensiero, mi mise una mano sulla spalla a farmi scendere ed io acconsentii maliziosa.
Mi avvicinai alla punta bagnata del suo membro sospirandoci sopra prima di farlo sparire tra le mie labbra. Cominciai a giocare con la lingua muovendola sul glande, ma all’uomo brizzolato non bastavano i miei giochetti da ragazza e prendendomi per i capelli mi spinse a divorare sempre di più la sua asta facendola penetrare fino alla gola.

Quando riuscii a prendere aria, mi staccai da lui pronta a prendermi la mia dose di piacere. Mi trascinai fino al divano e mi stesi languida sulla sua superficie di pelle. Lui mi raggiunse lasciandosi dietro i vestiti ed arrivando da me completamente nudo. Infilò una mano tra le mie gambe portando via un po’ del bagnato che da minuti continuava a palesarsi su di esse.

«Una puttanella vogliosa. Dimmi, quanta voglia hai di sentire il mio grosso cazzo fotterti?»

Ed ecco che le parole volgari di nuovo facevano breccia nel mio intimo fino a spingermi a rispondere.

«Tanto.»

sussurrai a fior di labbra mentre lui già bramoso si spingeva alla mia entrata.

Rozzo.
Forte.
Virile.

Mi entrò dentro fino a toccarmi l’anima.

Spalancai gli occhi e la bocca per assecondare quell’improvvisa ondata di piacere che mi invase. Dalle stesse labbra uscirono poi versi di goduria ad ogni suo movimento secco. Non riuscivo a trattenermi, non volevo farlo.

«Sentila come gode la troietta.»

mi incitò spingendosi ancora oltre la mia pelle.

Il rumore dei nostri corpi che sbattevano l’uno sull’altro si alternavano ai miei lamenti guduriosi, incitandoli. Più il suo bacino schiaffeggiava le mie cosce, più la mia voce urlava con tutto l’animo la lussuria che ne scaturiva. Le sue dita possenti tenevano salda la mia pelle imprimendosi su di essa mentre cercava di tramutare l’ardore di mille parole in gesti.

Mi scopava, mi fotteva, mi possedeva come nessun ragazzo aveva mai fatto con il mio corpo. Aveva tutto il vigore di un uomo passionale e tutta la resistenza di uno maturo, un’esperienza unica che stavo vivendo pienamente dentro di me. Quando il suo climax salì, le gocce di sudore avevano sostituito quelle della doccia sulla mia pelle e il mio corpo era completamente devastato dall’amplesso tanto lungo quanto intenso.

«Ho voglia di sporcarti tutta.»

disse rantolando un piacere che non vedeva l’ora di uscire.

«Fallo.»

esclamai mentre con le mani stringevo sui miei seni l’attesa del suo seme caldo.

Uscì dal mio sesso e schiacciò il glande sul mio pube, lo sentii bollente ad annunciare i fiotti che altrettanto intensi mi avrebbero ricoperto il corpo. Con quel calore improvviso sulla mia pelle, lui mi sorrise rivestendosi e guardando soddisfatto il suo lavoro.

Rimasi nuda sul divano, stesa ed esposta ai suoi occhi, ad essere ammirata ancora una volta. Mi sentivo puttana, mi sentivo bellissima, mi sentivo pienamente soddisfatta e nella mia mente sentivo di aver trovato quel tassello vuoto lasciato dal mio esibizionismo estivo.



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