Galeotto fu il sex-toys: incontro focoso col vicino

18 Agosto 2020
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Un piatto prestato alla vicina di casa, questo il pretesto che farà scoppiare l’eccitazione tra Marco e la vicina di casa Barbara. L’ennesimo racconto erotico della scrittrice Barby Birba che vi terrà incollati… ed eccitati.

Una calda, anzi afosa serata estiva, io sdraiata sul divano a vedere un film porno e la solitudine delle serate post-covid da condividere solo con i miei sex-toys. Invogliata dalle immagini del film mi attrezzo con gel e palline vibranti con relativo telecomando carico e pronto all’uso.

Mi spruzzo un po’ di gel sulla punta delle dita e dolcemente mi accarezzo, una ventata di freschezza sulla mia passerina che lentamente si risveglia.

Dopo avere ben lubrificato anche le palline con il gel le strofino sui capezzoli, con movimenti decisi. Appena sento il richiamo dalla mia vagina faccio scivolare le palline fino al clitoride e le sfrego con molta forza, scivolando fino alle grandi labbra gonfie e pronte per la penetrazione.

Accendo il telecomando e infilo le palline già in movimento, che trovano immediatamente la via della goduria. Una volta avvolte dalla mia accogliente e calda figa, provo le 10 modalità vibranti delle palline.

Dopo il primo “giro di prova”, mi soffermo su quello che potrei definire “tamburo battente” che sbatte contro il mio punto G con un ritmo sempre più incalzante. I miei sapori sono sempre più abbondanti, mentre mi trovo intenta a fare sfogo ai miei piaceri.

Suonano alla porta

Suonano alla porta. Faccio finta di non essere a casa, troppo presa dal giochino che ho tra le gambe, ma il suono del campanello non si placa, così sono costretta ad alzarmi e a dirigermi verso la porta d’ingresso.

– “Ciao Barbara. Scusa se ti disturbo, ma volevo riavere il piatto di ceramica di mia moglie”.
– “Si scusa, dovevo restituirla già la settimana scorsa, entra, è in cucina”.

Non mi rendo subito conto che ero con le palline ancora accese dentro di me e Marco che mi seguiva fino alla cucina ignaro di tutto. Mi faccio prendere dall’ansia e con molta frenesia cerco il piatto, senza successo. Dopo aver aperto vari pensili, mi ricordo che è in un ripiano in alto, così prendo la scala e salgo.

Marco si mette sotto e gli basta uno sguardo per capire che sono senza intimo e forse sentire il rumore costante delle palline. Mentre mi trovo sulla scala, il sudore e i miei umori mi tradiscono.

Cerco in tutti i modi possibili di stringere le palline dentro di me, contraendo i muscoli della vagina, ma inesorabilmente scivolano giù colpendo in testa Marco. Io a quel punto prendo velocemente il piatto e scendo dalla scala. Marco raccoglie da terra le palline ancora in movimento e mi segue fino all’ingresso della porta.

– “Ti sono cadute queste”.
– “Eh sì, quando una donna ha certe voglie ed è sola, cerca di divertirsi come può”.

Prendo le palline ancora accese e le poggio sul comodino dell’ingresso, apro la porta d’ingresso per far uscire Marco, ma lui la richiude. Appoggia il piatto sul comodino e mi sussurra all’orecchio:

– “Non è meglio un cazzo vero di queste palline?”

Lo bacio subito e le sue mani si insinuano su tra le mie cosce, la mia figa calda e bagnatissima è pronta al suo cazzo. Gli lascio giusto il tempo di abbassarsi i pantaloni per toccarmi e verificare che le dita non erano più sufficienti perché volevo essere sbattuta come una cagna in calore.

Mi infilo il suo pene duro e con una bella erezione e mi aggrappo a lui che mi tiene dal culo e mi sbatte con violenza.

Bastano pochi colpi che me ne vengo subito; ero molto eccitata e dopo quasi 5 mesi di astinenza forzata avevo ancora voglia di cazzo. Così mi faccio poggiare sul divano e mi metto a pecorina. Lui mi afferra dai fianchi e mi colpisce col suo bastone e mi schiaffeggia le natiche fino a farle diventare rosse, poi affonda il suo arnese dentro di me tenendomi ben ferma dal bacino e tirandomi a sé. I colpi sono decisi, alterna penetrazioni in profondità e sfregamenti col buco del culo, colavo come un fiume in piena. Ogni colpo gridavo per il piacere e il dolore che mi provocava.

-“Sbattimi da troia, sfondami come avresti voluto fare da sempre, mi devi fare venire come una cagna in calore che cerca cazzi!”

Il rumore del suo bacino che sbatte contro il mio culo, mi fa aprire al piacere. Mentre lui mi scopa io gli tocco le palle e con i miei umori mi masturbo il clitoride venendo una seconda volta.

Lui travolto dalla foga non riesce a trattenersi e se ne viene in parte dentro e in parte sulla mia schiena. Mi volto verso di lui e lo pulisco per bene con la mia abile lingua per assaggiare il suo caldo sperma, soprattutto per non lasciare tracce alla sua dolce mogliettina.

Lui si riveste, prende il piatto e mi aspetta davanti la porta. Io gli apro, lui si avvicina e mi dice:

– “Barbara, sei una troia “stoccacazzi”, mi hai lasciato basito!”
“Vai, che tua moglie ti aspetta!”

e lo spingo verso l’uscio di casa.

Esausta mi butto sul divano prendo l’intimo che era rimasto là e mi pulisco dall’interno cosce fino alla figa ancora grondante di umori. Preparo una busta con il tanga e la spedisco al mio master con questo biglietto:

“Padrone stanotte ho fatto la troia come mia hai chiesto tu, qua c’è la prova del mio orgasmo. Sempre tua, più puttana e più vogliosa. B.”


Autrice: Barby Birba

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