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Fugace amplesso col vignaiolo di Pantelleria


21 Ottobre 2019 Articoli Blog


fugace amplesso col vignaiolo di Pantelleria

il contadino di Pantelleria

Quest’estate per il mio compleanno ho deciso di fare un viaggio in solitaria alla scoperta dell’isola di Pantelleria. Parto con l’aereo e arrivo nel pomeriggio, noleggio l’auto per raggiungere il dammuso (tipica architettura di Pantelleria) che avevo affittato e raggiungo la mia piccola casetta dal tetto bianco.

I giorni seguenti giro l’isola e anche se sono sola mi sento molto al sicuro. La sera esco senza problemi e durante il giorno tra mare e luoghi da visitare sono molto indaffarata.

Una mattina un po’ nuvolosa decido di andare a visitare la zona dei vigneti, così mi avventuro tra le stradine sterrate e non segnate nella mappa; di lì a poco mi rendo conto di essere finita dentro la proprietà privata di qualcuno.

Esco dalla macchina e mi dirigo verso un casolare con la speranza di incontrare qualcuno… il sentiero è pieno di piante urticanti ed io sono con un vestitino estivo e l’infradito con tutte le gambe graffiate ed arrossate.

Finalmente raggiungo la cantina che trovo aperta, entro e con voce squillante mi faccio sentire:

“Permesso, c’è qualcuno?”

Da una stanza sulla sinistra esce un ragazzo scalzo con i pantaloncini e una maglietta tutta macchiata d’uva.

“Ciao, hai bisogno?”

Resto folgorata dai suoi occhi grandi e marroni, ciglia lunghe, non molto alto con un viso da ragazzino sbarbatello dai tratti Tunisi. Gli spiego che mi sono persa e che avrei dovuto visitare una cantina per vedere come si faceva il vino, lui non mi fa finire di parlare mi prende per mano e mi porta verso i vigneti.

Mi spiega come si fa il mosto e che sono arrivata al momento giusto perché in serata avrebbe passato il mosto nel torchio per fare il vino. Sono molto emozionata all’idea di rimanere, ma inizio a sentire bruciare le ferite alle gambe, così mi avvicino a lui e gli chiedo se per caso ha un disinfettante.

Mi accompagna all’interno di casa sua, proprio dietro la cantina, e mi fa sdraiare sul divano. Mi passa il batuffolo di cotone imbevuto di disinfettante con molta delicatezza e ogni tanto si avvicinava con le labbra per soffiare.

“Brucia?”.
“Un po’, ma se soffi va meglio”.

Le sue mani da contadino segnato dal lavoro nei campi, mi avvolgono il piede e avrei voluto maggiore intraprendenza da parte sua.

“Dimmi Nicola quanti di hai?”
“22 e faccio questo mestiere da ragazzino insieme ai miei fratelli”.

Resto impressionata dalla determinazione di questo giovane ragazzo, legato ai valori della terra, che si coltivava la sua uva per rivenderla come vino. Dopo avermi medicato, mi fascia le caviglie e mi riaccompagna in cantina; mi offre una sedia per vedere come avveniva la pressatura.

Perdo il controllo

Il vignaiolo mi scopa alla grande

Il vignaiolo mi scopa alla grande

Vederlo prendere i secchi pieni di mosto e metterli nel torchio mi stava facendo fantasticare su di lui e quando accalorato si sfila la maglietta, perdo il controllo. Inizio a sentire un calore provenire dalla mia figa, le grandi labbra si gonfiano e le mie mutandine si bagnano leggermente.

Non resisto e decido di accarezzarmi, infilo una mano sotto il vestito e sposto quel tanto che basta l’intimo per sentire i miei sapori caldi e densi scivolare lungo la mia mano. Non so se Nicola si accorge subito di quello che ha scatenato in me: una voglia irrefrenabile di essere posseduta su quella sedia tra gli odori del mosto.

Lo vedo venire verso di me portando un bicchiere di vino, subito mi ricompongo e mi alzo di scatto. Lui mi fissa per tutta la strada, mi afferra dalle spalle e mi adagia sulla sedia, si inginocchia davanti a me, mi divarica le gambe, sposta il vestito quel tanto che basta per notare il mio intimo completamente bagnato.

Infila due dita nel vino, mi bagna le labbra e poi le infila dentro di me. I miei muscoli le stringono e il suo muoversi lentamente, mi fa mollare la presa. Mi lascio andare in grida di piacere sempre più forti, non riesco a frenare il desiderio che esplodeva in me.

Un ragazzino così giovane, ma così esperto con le donne, delicato ma deciso, che sapeva come far godere una donna. Muove le dita dando dei colpi decisi dall’interno al mio punto G e mi fissa negli occhi ansioso di farmi godere ancora. Il palmo della sua mano mi pressa il clitoride e con movimenti rotatori mi scatena un secondo orgasmo.

Le mie urla di piacere riecheggiano per tutta la cantina come un eco sempre più prolungato. Costretto a farmi tacere, estrae dai pantaloncini la sua asta e mi tappa la bocca.

Il suo arnese non è molto lungo ma mi riempie tutta la bocca, duro e con un glande grosso e roseo con una leggera flessione a sinistra. Il movimento di bacino lo spinge sempre più in fondo, quasi a soffocarmi ma non mi importava, lo vedo troppo eccitato e voglioso di venirmi in bocca e lo lascio fare.

Lo allontano da me, prendo il bicchiere di vino e vi immergo il suo bastone; lo lecco come a gustare un biscotto bagnato nello zibibbo e mi lascio colpire la guancia per sentire quanto è duro e pronto per venire. Lo succhio sul glande con movimenti sempre più veloci e con le mani gli accarezzo le palle molto piccole in proporzione alla sua verga, ormai è mio.

Di lì a poco lo sento esplodere dentro la mia bocca, mi sposto e mi lascio innaffiare il viso fino ai capelli.

Non mi sarei aspettata di vivere un’esperienza così intensa con un ragazzino, un semplice contadino di Pantelleria.


Autrice: BarbyBirba (pseudonimo)

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