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Come aprire un Club Privé: profili gestionali, amministrativi ed economici – 1° parte


15 maggio 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Articoli Blog


Come aprire un club prive

Come aprire un Club Privè? Bisogna innanzitutto conoscere la definizione di “Circolo Privato” e capire quali aspetti giuridici, gestionali, amministrativi e pratici implica l’avvio di questo tipo di attività. In questa 1° parte della guida affronteremo i temi “più caldi”, tra cui le agevolazioni fiscali.

Ti sarai certamente chiesto «Come Aprire un Club Privè?». Avviare un club privè è per molti un sogno, per altri unire “l’utile al dilettevole”, per altri imprenditori seriali, o aspiranti tali, un’avventurosa ed insolita iniziativa di business attraverso cui aprire un’altra impresa sotto “mentite spoglie fiscali”; per altri ancora molto di più: una passione! E tu in quale di queste categorie ti rappresenti?

Guardiamo i numeri

Gli swinger (cioè gli appassionati dello scambio di coppia) sono presenti in una coppia su tre (amico mio hai letto proprio bene, una coppia su tre ha praticato, almeno una volta nella vita, qualche trasgressione come scambismo, threesome, cuckold, ginarchia, rapporti bsx, lesbo, bdsm ecc). Trasgressioni, fantasie e nuovi modi di vivere la sessualità che smuovono ogni anno un giro d’affari enorme.

Sapete che sono sempre di più i club privè che fanno pagare anche le coppie? Sapete quanto paga un single per poter entrare? Una passione, quella per il sesso libero, che quindi diventa “carta moneta”.

Un tempo sembrava un affare per viziosi immorali, oggi i tempi sono notevolmente cambiati. Il fenomeno è ormai sdoganato ed i club privè aprono (e chiudono) come fossero degli stabilimenti balneari (quasi tutti d’altronde ormai hanno al proprio interno anche un centro benessere wellness ed una piscina esterna per l’estate).

Alcuni cambiano denominazione, altri cambiano gestione, altri dopo aver guadagnato un bel po’ si stufano,“cambiano vita” e spariscono ma… il popolo trasgressivo aumenta ed anche molte “pratiche trasgressive” sono sempre più accettate e praticate (basti pensare alla presenza di sempre nuove stanze a “tema” pensate alle nuove voglie e fantasie dei soci e delle socie).

Non ci credi? Hai provato a scrivere su Google la parola “scambismo”? Lo facciamo noi per te:

  • Scambismo: 97.800 risultati.
  • Scambio di coppia: 2.700.000 risultati.
  • Club privè: 4.290.000 risultati.

Club in Lombardia

Volete sapere quanti sono i club privè a Milano? Abbiamo oltre 60 club privè e mica avremo 60 cretini che decidono di aprire un’attività in un settore al collasso?

Nella regione Lombardia, invece, i club privè superano quota 120!!!

Ma prima di addentrarci nella trattazione di questo argomento, spesso connotato da segretezza ed ambiguità, è opportuno definire preliminarmente cosa sia club privè ovvero un circolo privato.

Leggi anche Club Privè in Piemonte: Torino, Novara, Alessandria, Collegno

Definizione di Circolo Privato

Un circolo privato NON è una vera e propria attività aperta al pubblico, esso infatti, non è costituito in forma di impresa ma con la forma giuridica di associazione senza scopo di lucro. La sua finalità non è quindi il lucro ma l’intrattenimento e più in generale la socializzazione degli associati svolgendo attività di tipo “ricreativo-culturale” (almeno così deve risultare nel relativo atto costitutivo).

Sotto il profilo pratico ne consegue che mentre nei pubblici esercizi (bar, ristoranti, pizzerie) può accedervi chiunque, nei circoli privati (e quindi anche nei club privè che tali sono) possono accedervi solamente gli associati. Si tratta quindi di un’attività che non è assolutamente aperta al pubblico, non potrà accedervi chiunque, ma solo i singoli soci e le attività del club privè sono rivolte solamente ai soci.

Un primo obbligo che hanno i club privè-circoli privati (molti dei quali sono stati chiusi e/o multati per aver omesso ingenuamente ed in buona fede tale adempimento) è quello di dover richiedere la licenza comunale di pubblica sicurezza per la vendita di vino, birra ed in generale per la vendita di sostanze alcooliche.

Tale obbligo è doveroso anche se ricordiamo che la vendita sarà effettuata esclusivamente nei confronti degli associati. Tale licenza non bisogna infatti confonderla con la licenza di commercio.

La suddetta licenza comunale sarà concesso solo se si è in possesso delle autorizzazioni igienico-sanitarie dell’Azienda Sanitaria Locale e qualora i locali siano conformi alla legge.

Ricordatevi inoltre che per aprire un bar dentro il club privè, dovrete presentare al Comune (Ufficio SUAP) la S.C.I.A. (Segnalazione certificata inizio attività). Essa altro non è che una vostra semplice comunicazione in cui comunicate che state aprendo un bar all’interno del club privè (dopo l’apertura la Polizia Municipale vi faranno i controlli e non prima), dovrete inoltre avere la famosa certificazione Haccp.

Caratteristica che, per legge, deve avere la struttura del club privè: Qualora si decidesse di somministrare alimenti e bevande (possiamo dire che ciò avviene in tutti i club privè), i locali in cui avviene tale somministrazione devono essere collocati all’interno del club privè e non appena si entra. Lo sappiamo, non ci siamo espressi in modo chiarissimo, faremo quindi un esempio per farci capire meglio.

Esempio pratico

Quando qualcuno entrerà nel club privè, non ci si potrà trovarsi subito nella stanza in cui vi è il bar con la somministrazione di alimenti e bevande, sarà invece necessario che prima vi sia almeno un’altra stanza che preceda questo ambiente di somministrazione.

Inoltre all’esterno del club privè non sarà possibile apporre alcuna insegna, alcuna indicazione o avviso che indichi che all’interno del locale si effettua attività di somministrazione di alimenti e bevande. Altre tipo di insegne indicante la denominazione del locale sono ovviamente ammesse.

Per la somministrazione di alimenti e bevande bisogna inoltre essere in possesso tanto dei requisiti morali (in pratica non bisogna aver subito condanne per talune categorie di reati) quanto dei requisiti professionali (per esempio è sufficiente aver conseguito il diploma dell’istituto alberghiero).

L’atto costitutivo ed altri aspetti burocratici

Come costituisco un club privè? Facciamo una scaletta esemplificativa degli adempimenti:

I° adempimento:

Determinare nell’atto costitutivo lo scopo del club privè ed indicare la sua attività principale (per esempio la socializzazione degli associati, creando dibattiti sui temi sociali e su temi che riguardano la sessualità ecc);

II° adempimento:

Redigere l’atto costitutivo e lo Statuto;

III° adempimento:

Registrare l’associazione presso l’Agenzia delle Entrate

IV° adempimento:

Affiliare la propria associazione presso un ente di promozione sociale che abbia carattere nazionale. Quest’ultimo adempimento permetterà al club privè di poter aprire più facilmente un bar al proprio interno.

Questa associazione no profit quindi nasce tramite l’atto costitutivo in cui dovranno esserci per la nascita almeno 3 fondatori. Gli organi dell’associazione sono il Presidente, il Consiglio che lo elegge e l’Assemblea (quest’ultima è costituita da tutti i soci del club privè). L’esistenza di tali organi dovrà essere indicata nell’atto costitutivo.

Ricordiamo sempre che bisogna registrarla presso la Camera di Commercio, pagando marche da bollo 16,00 € e spese di registrazione intorno ai 100,00 €. All’esito della registrazione all’associazione verrà quindi attribuito un codice fiscale.

Nello Statuto invece bisognerà indicare tutti i principi e le regole di autoregolamentazione dell’associazione.

Il circolo, una volta costituito con registrazione all’Agenzia delle Entrate si consiglia di “affiliarlo” presso Ente di carattere nazionale per avere ulteriori agevolazioni che vi diremo nella seconda parte.

Vantaggi della forma associativa

La forma giuridica dell’associazione e quindi del “circolo culturale” è, ovviamente, una sorta escamotage giuridico che vi permette di non essere accusati di atti osceni in luogo pubblico (fattispecie oggi depenalizzata ma che comunque prevede il pagamento di una forte sanzione amministrativa).

Ovviamente anche sotto l’aspetto fiscale i vantaggi non sono da meno anche se ricordiamo che, per legge, l’associazione dovrebbe reinvestire gli utili nell’attività stessa. E’ potere dell’associazione però pagare eventuali professionisti che svolgono servizi e prestazioni per l’associazione e per i suoi associati quali per esempio:

  • camerieri,
  • addetti/e alla reception,
  • addetti alla sicurezza,
  • addetti alle pulizie,
  • cuochi,
  • disk jokey,
  • ballerine
  • ecc ecc.

E i guadagni dove vanno a finire? Trattandosi di un’attività senza scopo di lucro, gli utili non potranno essere distribuiti, essi piuttosto dovranno essere tenuti in cassa o essere reinvestiti sempre per finanziare le iniziative e le attività promosse dall’associazione culturale.

Come posso allora guadagnarci legalmente? Basterà indicare nell’atto costitutivo che alcuni soci amministratori possono percepire dei compensi per l’attività svolta. Ricordate però che, ogni mese, non potrà esserci una distribuzione di utili fra i soci e ciò in quanto parliamo pur sempre di un ente che per sua natura giuridica non è commerciale.

  1. A scanso di equivoci ricordiamo che non è ammesso alcun pagamento ai soci in virtù della semplice carica da questi rivestita, i soci semmai, per come già anticipato sopra, potranno essere compensati per le eventuali attività svolte in favore del club privè quali per esempio per aver svolto attività di cameriere-a, addetti/e alla reception, addetti alla sicurezza, addetti alle pulizie, cuochi, dj, ballerine, scenografo ecc ecc.
  2. Il vantaggio fiscale maggiore sicuramente è che essendo l’associazione un ente no profit e quindi trattandosi di un’attività non commerciale, essa non sarà sottoposta ad alcuna tassazione. Conseguentemente non si ha l’obbligo di aprire alcuna Partita Iva né quello di emettere scontrini fiscali. Mica poco!!

Organizzare spettacoli: attenzione agli adempimenti!

Ricordiamo che vige l’obbligo di pagare i diritti Siae e qualora si organizzino degli spettacoli c’è l’obbligo di richiedere (presso il Comune in cui si trova il club) la licenza per pubblici spettacoli. Ricordate inoltre che se il locale ha una capienza maggiore ai cento posti, bisognerà chiedere e ottenere anche un certificato di prevenzione incendi rilasciato dai Vigili del Fuoco ed in alcuni casi una relazione asseverata da parte di un tecnico qualificato.

La prima parte di “gioie e dolori” nel gestire un club privè finisce qui. Se avete domande, scrivetele nei commenti in basso. Continuate a seguirci, vi aspettiamo con la seconda parte.

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